Raramente finisco le mie giornate con la sensazione di aver lavorato. Che non vuol dire che la sera non sia stanca. È la stanchezza di chi ha vissuto una giornata piena di condivisione, incontri, scontri, pratica e difficoltà. Addirittura molte volte, dopo aver condotto un protocollo – che normalmente è a fine giornata – ho la sensazione fisica di aver ripreso energia e vitalità. È una fortuna ma è anche una scelta.

Non è solo la fortuna di fare un lavoro che amo talmente tanto da non considerarlo un lavoro ma una parte della mia vita. È la scelta di mettere chi sono in quello che faccio, senza maschere o velature. Questa scelta l’ho fatta sempre. Ho due lauree prese entrambe lavorando e anche quando facevo la baby-sitter, la commessa, la badante, la maestra d’asilo nido era la stessa cosa. Non stavo lavorando. Ero dentro quello che facevo e vivevo la vita in quel particolare contesto e in quella situazione. Duccio, uno dei bambini che ho tenuto in una bellissima estate lavorativa, mi chiamava “mamma” perchè capiva che non facevo la baby sitter. I bambini queste cose le capiscono sempre. Così ho imparato a togliere dalla mia vita un bel peso: quello che abbiamo quando facciamo una parte. La parte di qualcuno che non siamo noi, la parte di qualcuno che fa quel lavoro.

Una sensazione così sottile che diventa persino difficile definirla. Ieri, in una interessante conversazione con una donna che sperimenta l’essere se stessa in quello che è il suo lavoro, ho capito che quella sensazione ha un nome: c’è un overlap – una sovrapposizione – tra il mio Sé lavorativo e il mio Sé quotidiano. Questo rende molto minore la fatica del lavoro e molto maggiore il piacere della vita.

Se indossiamo maschere diverse, identità diverse tra la nostra vita quotidiana e quella lavorativa, ci troviamo ad avere un peso aggiuntivo – anche fisico – che è dato dal mettere una separazione tra un’area e l’altra della vita. Una sensazione che diventa anche corporea perché rappresentiamo in modo diverso il nostro corpo, attiviamo muscoli diversi. E, una volta tornati a casa, quando togliamo l’armatura, sentiamo quanto è stato faticoso portarla tutto il giorno.

La bella notizia è che non è necessario.

Questa notizia non è bella, è bellissima, perché finora abbiamo pensato che la soluzione fosse – necessariamente – cambiare lavoro. Cambiare lavoro non dipende solo da noi; ci sono circostanze che non possiamo controllare che dipendono dal mercato, dalle opportunità della zona in cui viviamo, dal nostro curricolo e dalla nostra età. Cambiare modo di stare nel lavoro che facciamo, nella vita che abbiamo è uno straordinario strumento di accettazione. Maggiori sono le sovrapposizioni tra le nostre qualità personali, umane, e quelle lavorative, minore è la fatica che facciamo. Più portiamo noi stessi al lavoro e più sarà leggero quel lavoro. Portare sé stessi può voler dire lavorare in un modo che corrisponda ai nostri valori e alla nostra etica. Certamente questa strada di autenticità – indicata da Carl Rogers alla metà del secolo scorso – ci spaventa.

Ci sembra che se siamo noi stessi verremo feriti più profondamente. Se non siamo noi stessi veniamo schiacciati più profondamente.
Ecco questa è la scelta che abbiamo, ogni giorno, quando lavoriamo: possiamo esprimerci oppure scegliamo di schiacciarci? Possiamo sovrapporre il nostro modo di essere nella vita con il nostro lavoro? Io credo di sì.

Il nostro modo di lavorare deve cambiare. Ci sono regole del gioco da buttare via per fare spazio, per vedere, per far succedere altro. Per essere felici in ogni momento della vita, senza sacrificarne uno per averne un altro. Riccarda Zezza, Andrea Vitullo

Pratica di mindfulness: La meditazione camminata

© Nicoletta Cinotti 2019 Tornare al corpo

La copia di questo contenuto non è consentita

Iscriviti alla nostra newsletter ed unisciti alla nostra comunità.

Riceverai per 7 giorni un post quotidiano di pratica.

Poi potrai scegliere se iscriverti alla rivista Con Grazia e Grinta che esce ogni Domenica oppure alla Newsletter quotidiana con spunti di pratica e link a file audio di meditazione

I tuoi dati personali saranno tutelati  nel rispetto della privacy del GDPR e non saranno diffusi ad altri.

Subscribe

* indicates required
Vuoi ricevere
Email Format

Iscrizione Completata con Successo!