Oggi anziché di un libro ti parlerò di una autrice. Un personaggio particolare nel panorama americano. È autrice di moltissimi libri, molti dei quali in selfpublishing. È una poeta conosciuta per la forza eloquente delle sue parole. Parole che nascono dalla sua vita personale. Come altre autrici Rashani Rea sta disegnando un panorama di donne (Rupi Kaur, Marie Aidt, Chandra Livia Candiani, Margherita Gualtieri, solo per citare alcuni nomi) che scrivono unendo una forza introspettiva notevole ad una originalità di stile. Questi testi non hanno una trama narrativa vera e propria o, almeno, non hanno una trama narrativa tradizionale. I vuoti tra un testo e l’altro permettono che sorga la trama del lettore che si unisce alla voce del narratore. Tutta la poesia è così? Forse sì, tutta l’opera poetica lascia al lettore lo spazio per intrecciare la propria trama con la trama dell’autore. Con una differenza che sta nella cifra, impercettibile, dell’imposizione. Ci sono autori che “impongono la loro poetica” e altri che aprono spazio perché sorga la tua. Rashani Rea è un’autrice che risveglia la voce dei suoi lettori

La sua poesia più conosciuta in italiano è “C’è una frattura” di cui ti offro in calce una riduzione video fatta insieme all’amico Roberto Frugone.

Il testo che accompagna la mia scelta odierna è Gathering Silence, che potremmo tradurre come “Raccogliere silenzio”. Un libro che ho in iniziato a leggere in preparazione del ritiro di primavera, “Il silenzio come cura”.

Diventiamo quello che amiamo
tutto il resto è semplice movimento. © Rashani Rea

Il libro raccoglie aforismi, poesie da leggere pescando a caso per incontrare il silenzio da cui sono nate. Ma è quello che racconta Rashani di come le ha scritte che mi colpisce.

Li ho scritti, ma mi sorprendono ancora. A volte sento di averli trovati piuttosto che formulati. Sono il loro autore o semplicemente un trascrittore? Nei miei momenti di lucidità, sono le mie parole, la mia voce. Ma sono anche la guida a cui mi rivolgo quando i fardelli della vita pesano molto e il percorso spirituale sembra poco chiaro. È come se un Sé più grande lasciasse utili note a un Sé più piccolo a volte in difficoltà. In questo spirito presento questi detti, sia come autore che come pubblico. ©Rashani Rea

Ecco, questa è, secondo me la funzione di un diario di pratica: un Sè più grande che parla ad un Sè più piccolo che è, magari, disorientato o confuso. La capacità di mantenere questo dialogo è fondamentale e orienta la nostra intuizione e la nostra creatività.

© Nicoletta Cinotti Oggi, alle 10, Il Sangha di scrittura : pratica gratuita e il corso “Meditazione e scrittura”

 

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