In genere le mie recensioni sono in ritardo di qualche anno. Dev’essere perché sono molto sensibile rispetto alla morte dei libri. I libri nascono, si fa un gran scalpore appena sono usciti e poi vengono spodestati da quelli nuovi che arrivano. Così mi immagino che i libri siano su una sorta di trampolino in fila indiana. Lo spazio del trampolino è occupato via via dai libri nuovi che fanno avanzare quelli già pubblicati e, centimetro dopo centimetro, li fanno cadere nel vuoto. Immagino anche che ci sia una sorta di cimitero dei libri pubblicati e poi caduti in disgrazia, dove però nessuno porta dei fiori. O meglio, io mi propongo per fare la portatrice di fiori nel cimitero dei libri dimenticati.
Ovviamente mi si potrebbe obiettare che i libri grandi non finiscono mai al cimitero. E l’Amica geniale è sicuramente uno di quelli, ma a me non consola che ci siano tanti caduti e dimenticati in questa guerra delle parole. Comunque, come puoi capire, ho con i libri un rapporto animistico e mio marito mi ha detto che a volte si sente un segnalibro e che visto come tratto i libri non è un’offesa ma un onore. Non vorrebbe però finire tra i libri dimenticati. Sto divagando ma il problema dei libri dimenticati mi perplime (non vorrei che dimenticassi i miei? Forse:-)

Comunque ho finalmente letto l’Amica geniale che mi era stato consigliato a suo tempo da una paziente (leggo sempre i libri che mi consigliano i pazienti e anche ascolto la loro musica. Gli sport no, quelli non li faccio perché sono parecchio più giovani di me e ho raggiunto l’esonero da certe attività!). Prima di leggerlo l’ho guardato con riverenza, come si guardano i grandi libri e anche con un po’ di antipatia: tutta la storia dell’anonimato dell’autrice mi era sembrata una trovata pubblicitaria un po’ troppo furba. Avevo già letto altri due libri di Elena Ferrante – L’amore molesto e I lunghi giorni dell’abbandono – e li avevo amati molto. Avevo anche paura di rimanere delusa dopo tutto quel clamore.
Quindi l’ho fatto leggere a mio marito, poi ho cercato di farmelo raccontare, (a volte ci riesco a volte no ma preferisco conoscere prima la trama per non spaventarmi troppo nei punti critici), l’ho preso in mano più volte e poi ri-appoggiato altrettante e finalmente l’ho letto. Dopo aver riletto per la ennesima volta Anna Karenina. Come se avessi voluto metterli in sfida. Vince sempre Anna Karenina ma questa quadrilogia (adesso sto leggendo Storia del nuovo cognome) ha qualcosa in comune con l’amata Karenina. Ti elenco che cosa hanno in comune:

  • Disegnano entrambi un mondo e una cultura che evidenzia lo stato nascente di un movimento politico. Nell’amica geniale si assiste al sorgere dei movimenti politici e studenteschi degli anni ‘60/70 e la cultura del rione è descritta magnificamente
  • sono un affresco con moltissimi personaggi che prendono vita. Anna Karenina è solo uno dei personaggi ma ci si affeziona alla storia di Levin, Kitty, Dolly, Stiva e così via proprio come Lenu e Lila non sarebbero così ben disegnate se non ci fossero Nunzia, Melina, i Sarratore, Rino, Nino, Pinuccia, Stefano, Gigliola, Michele Solara e via discorrendo
  • malgrado l’ affresco politico e culturale, sono romanzi intimisti in cui il racconto dei movimenti dell’anima dei personaggi è il vero filo conduttore
  • Tolstoj riesce sempre a far parlare i personaggi in prima persona. Conosci Stiva dall’interno, così come Vronskj o Dolly o Seriogia. Nel caso dell’amica geniale conosci Lenu dall’interno e gli altri animi sono descritti e narrati senza vista dall’interno: qui sono diversi!
  • in entrambi i casi ci sono metafore che sono come schiaffi: forti, precise, efficaci come una poesia di Ungaretti
  • sono libri da rilettura: non moriranno mai probabilmente e verrano usati negli anni a venire dagli storici che volevano comprendere com’era il Rione Sanità

A questo punto spezzo una lancia anche sulla rilettura. Io più che una lettrice sono una ri-lettrice. Alcuni libri li rileggo molte volte, a distanza di tempo e li trovo sempre nuovi. E vi assicuro che per ora l’Alzheimer non incalza. Forse amo le poesie proprio perché amo la ripetizione ( e qui un po’ di ossessività la devo confessare. Ebbene sono un po’ ossessiva!). La ripetizione è una magia anti-con sumismo. È una cura per l’avidità, una sosta per il riposo. Guarda i bambini: vogliono leggere sempre le stesse favole perché sono poeti e hanno capito che nella ripetizione sta il ritmo, il cuore, la passione. Nella ripetizione sta la vita. Anche la meditazione può apparire come una ripetizione ma la ripetizione è un rito, un inno alla novità che sta nelle cose. Ogni volta che leggi trovi qualcosa di nuovo perché tu lettore sei diverso e la tua sensibilità è diversa. Pensa cosa succederebbe se cuore e polmoni decidessero di funzionare attraverso atti unici: moriremmo. Ciò che amiamo non può essere consumato velocemente.

Quando mia madre ha buttato via i vecchi libri Medusa che avevo letto e riletto fino a sfasciarli durante tutta l’infanzia l’ha fatto perché erano rotti. L’ha fatto perché non ama i libri. I libri rotti si curano non si buttano! (leggevo libri da grandi perché in casa mia i libri per bambini erano soldi sprecati: grazie a questo ho letto libri bellissimi e ho avuto il tempo di rileggerli molte volte). In quel caso ho pianto una settimana e ogni volta che vedo una libreria antiquaria entro con la speranza di ritrovarli, proprio quelli. Per cui se hai già letto l’Amica geniale, rileggilo: ne vale la pena. E se non l’hai letto fallo adesso: ne vale la pena!

© Nicoletta Cinotti 2021 per la Rubrica Addomesticare pensieri selvatici: recensioni e brevi citazioni con Grazia e Grinta

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