Siamo tutti sensibili alle regole: addomesticati fuori e un po’ selvatici dentro. Le regole rigide suscitano molto spesso ribellione e trovare l’equilibrio tra il rigore necessario e la libertà non è facile. Almeno per me. Dolcezza, passione ed esempio spesso valgono più di mille ordini.

L’altra sera però, non so bene perchè, ho dato delle indicazioni rigorose per la meditazione seduta. Ho detto che è importante stare fermi perchè stando fermi impariamo a osservare quello che accade senza passare all’azione. Stare fermi non è controllo è, piuttosto, un modo per osservare la nostra tendenza a controllarsi, così come è un modo per osservare la nostra tendenza ad agire impulsivamente. Rimanendo fermi coltiviamo una presenza equanime alla gioia come al dolore. Poi abbiamo fatto la pratica in un silenzio che non sentivo da tanto tempo.

Non ero stata rigida in quelle indicazioni ma ferma e precisa. Dopo di che non ci ho più pensato. Abbiamo lavorato insieme e solo nel giro conclusivo una persona mi ha ringraziato per quella spiegazione così chiara. Lavoriamo insieme da tanto tempo – mi ha detto – ma non avevo mai capito l’importanza di stare ferma fino a stasera. Tutte le volte precedenti ho passato un sacco di tempo a muovermi e a cercare la posizione e la concentrazione. Ad aggiustarmi e a cercare la comodità. Stasera no, perchè l’hai spiegato. Hai spiegato chiaramente la ricchezza di quella immobilità.

Quelle parole mi hanno toccato: in profondità. Ho capito che dietro alla mia anima libera, per tanto tempo, si è nascosta una critica. Una critica sottile e profonda alle persone che mi hanno dato troppe regole. Non era una critica diretta. Era una critica indiretta che portavo avanti con il mio dire “trova il modo che va bene per te“. In realtà ho capito che non mi prendevo la responsabilità di dire ciò che mi compete. Non mi prendevo la responsabilità di dire le cose che ho imparato e perchè sono importanti per me. Per evitare che altri provassero per me quello che io ho provato per chi mi dava delle regole.

Davo le informazioni in modo che non assomigliassero a delle regole. Oggi ho capito che non ho più bisogno di quel trucco perché, finalmente, provo gratitudine per le regole e gratitudine per le persone che mi hanno dato delle regole. Forse erano troppe ma hanno permesso al cavallo selvatico della mia anima di addomesticarsi il giusto: quel tanto che basta per non disperdere le sue energie.

Le regole servono a questo: a non disperdere inutilmente le nostre energie. È meglio se conosci la grammatica e la sintassi. Dopo averle conosciute le puoi cambiare: prima rischi di disperdere la preziosa energia dell’inizio.

Così è meglio se pratichi con regolarità. Se stai fermo durante la pratica inizi a comprendere – nella vita – quando è il caso di cominciare qualcosa e quando, invece, è il caso di fermarsi. Se ti muovi continuamente diventa tutto confuso.

Non basta pensare di praticare: è importante farlo. Non parlare della pratica, custodiscila nel cuore. Non farne propaganda con le parole ma con le azioni. Non attivare l’invidia degli altri ma piuttosto condividi la gioia che provano. Coltiva la compassione ascoltando il dolore senza cercarlo nel passato: basta quello che la vita mette nel piatto ogni giorno. Non coltivare l’ira ma la comprensione.

E poi, ogni giorno, ogni ora, ogni momento, ricomincia da capo. Ricomincia da capo ad ogni respiro. Il respiro fa così con noi: fallo anche tu. Lo faccio anch’io.

L’essere umano deve sempre affrontare due grandi problemi: il primo è sapere quando cominciare; il secondo è capire quando fermarsi.
Paulo Coelho

Pratica di mindfulness: La meditazione della montagna

© Nicoletta Cinotti 2018

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