Ogni percorso inizia con un passo, e prosegue con tanti passi successivi. Non ha valore solo arrivare ma questo camminare è, in se e per se, pieno di significato. Eppure, una delle cose che spesso ci è difficile, è proprio continuare. Siamo animati da un sacro fuoco iniziale, spinti dall’entusiasmo partiamo per nuove imprese che, con il passare del tempo, ci sembrano sempre meno interessanti.

Che cos’è che rende alcune persone determinate e fedeli e altri dei grandi iniziatori che non portano a termine ciò che hanno iniziato? E, soprattutto, qual è la determinazione di cui abbiamo bisogno?

Credo che il punto sia la differenza tra innamorarsi e amare. Abbiamo bisogno di innamorarci per diventare più coinvolti in una relazione o più coinvolti in una attività. Ci sono persone soggette ai colpi di fulmine e altre un po’ più refrattarie. Tutti noi però abbiamo bisogno di innamorarci. Per rimanere però innamorarsi non basta: abbiamo bisogno di incominciare ad amare quello che stiamo facendo.

Non diversamente da quello che succede in una relazione: per rimanere non basta innamorarsi. Abbiamo bisogno di incominciare ad amare. Incominciare ad amare è come atterrare: una delle fasi più delicate del volo. Inizi a vedere le difficoltà, inizia a sparire quell’aurea di idealizzazione che è tipica dell’innamoramento e che ti fa sembrare che tutto sia perfetto. Ti trovi di fronte ad un bivio: da una parte c’è l’avversione e dall’altra l’accettazione. Se prendi la strada dell’avversione – del reagire con rabbia o paura a quello che succede – prima o poi il coinvolgimento finirà. Finirà l’innamoramento e finirà anche la tua voglia di continuare.

Se prendi la strada dell’accettazione ogni volta che sorgerà una difficoltà, un problema, sentirai la frizione che produce, e, come se fosse una mola, lascerai che quella frizione ti renda più affilato, più capace di andare in profondità. Ti permetterà di cogliere una sfumatura che non avevi visto e renderà tutto di nuovo fresco e interessante.

Attenzione però: l’accettazione non è rassegnazione. La rassegnazione in realtà va nella strada dell’avversione e anche se non è detto che porti alla fine della relazione, sicuramente fa finire l’innamoramento. Sicuramente fa finire l’interesse.

La grinta non è lavorare duro. Questo è solo una parte. La grinta è lavorare su qualcosa di cui ti prendi così cura che vuoi rimanere fedele. È fare ciò che ami, non è innamorarsi ma è rimanere innamorati. Angela Duckworth

Pratica di mindfulness: La consapevolezza del respiro

© Nicoletta Cinotti 2017 Verso un’accettazione radicale

Foto di ©gianpaolo4

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