Qualche giorno fa ho letto una storia. La storia di un uomo che ogni giorno passeggiava su una spiaggia. Una mattina, dopo una tempesta, sulla spiaggia trova centinaia di stelle marine. Possono sopravvivere pochi minuti fuori dall’acqua. L’uomo le guarda e non fa niente: bloccato dall’idea che presto moriranno, soverchiato al pensiero che sia impossibile salvarle tutte. Insieme a lui molte altre persone guardano, rimanendo altrettanto bloccate fino a che un bambino scappa e comincia a restituire le stelle al mare. L’uomo cerca di fermarlo: sono troppe le stelle marine, non riuscirai mai a salvarle tutte – gli urla – quasi arrabbiato. II bambino continua a riportare le stelle al mare. Forse non salverò tutte le stelle marine – gli risponde – ma per quella che ho in mano adesso è importante. È l’unica cosa importante. A quel punto l’uomo rimane a guardarlo ancora e poi si toglie le scarpe e comincia anche lui a riportare le stelle al mare. E altre persone si tolgono le scarpe e iniziano a riportare le stelle al mare.

Per tanto tempo sono stata come quell’uomo: ho rinunciato prima di provare perché mi sembrava impossibile riuscire a salvare. A salvare tutta me stessa; mi sembrava inutile tentare. Allora rinunciavo senza provare. Poi qualcosa si è rotto. Sono uscita da quell’immobilità. Non l’ho fatto per speranza e nemmeno per buona volontà. L’ho fatto per riportare le stelle al mare, perché ho provato commozione per quella bambina – che era dentro di me – e che aveva tanta voglia di salvare, anche solo una stella, perché per quella stella, era tutto quello che era possibile fare. Non è possibile salvare tutto: è possibile salvare questo respiro, questo momento, questa parte di me che viene a galla, a volte trasportata da una tempesta. Non salverò mai tutto ma se non salvo quello che posso salvare ora non salverò più nulla.

Così stamattina, prima di uscire di casa, con la solita mascherina, ho pensato che questa mascherina non cambierà il mondo ma salverà l’unica stella marina che potevo riportare al mare. Uscendo, ho guardato il mare, sta lì alla mia sinistra. Ogni mattina scendo, lo vado a salutare. Lui non ha bisogno di me. Sono solo una goccia che ha smesso di combattere il mare. Lo vado a salutare perché sto riportando una stella al mare.

Che tu non debba mai erigere un muro tra te e la luce. Che tu possa permettere che la bellezza selvaggia del mondo invisibile si leghi a te. Abbi cura di te e abbraccia il senso di appartenenza. John O’Donohue

Pratica di mindfulness: Self compassion breathing

© Nicoletta Cinotti Il mese della gentilezza

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