Non si sta male sempre nello stesso modo. E non si sta male tutto l’anno. Ci sono dei periodi in cui, se stai male, stai più male.

L’estate è uno di questi. Ancora più del Natale. Perché per Natale qualcuno che si fa contagiare dallo spirito del Natale e ha un gesto gratuito di gentilezza – un inaspettato regalo – c’è sempre. D’estate no. L’estate è la stagione egoistica per eccellenza. Siamo tutti occupati a fare riserva di divertimento, preoccupati di mettere in cascina una riserva di gioia: peccato che la gioia sia una delle emozioni più difficile da mettere in conserva!

D’estate – se stai male – ti sembra di stare ancora più male perché ti sembra di essere l’unico al mondo a stare male. Ti sembra che tutti gli altri si stiano follemente divertendo (non è vero!). Ti sembra di essere l’unico che non ha organizzato vacanze smart. Che non ha amici trendy. In una parola ti sembra di essere l’unico che non ha.

E allora cerchi aiuto e questo ti fa stare ancora più male perché tutti sono in ferie. Poi fortunatamente arriva settembre: il mese che riporta la parità dei diritti tra gioie e dolori. Che rimette tutti al loro posto. E allora anche chi è stato così male d’estate non si sente più tanto male e decide che non importa fare qualcosa, che, forse, anche stavolta ce la fa.

Lo star male estivo ha una radice perenne: è la nostra wanting mind che ci fa stare così male d’estate. La differenza tra noi e gli altri acuisce la sofferenza ma la wanting mind – quella che ci fa desiderare di più e non percepire il gusto e il senso della soddisfazione – è attiva tutto l’anno e fa danni in ogni stagione. Ci sono piccoli rimedi – omeopatici nella loro delicatezza – efficaci come una dose unica: tanto la wanting mind generalizza (stanno tutti bene, sono tutti felici) tanto la soddisfazione sta nel particolare. Nel gusto del gelato, nella sfumatura del cielo. Tanto la wanting mind ci porta altrove, tanto è importante vedere le persone che sono accanto a noi (anche se non sono smart, sono accanto a noi).

Tanto la wanting mind ci fa desiderare, tanto possiamo provare gratitudine per quello che già abbiamo. Non è tutto ma è presente. E poi,infine, possiamo coltivare il senso di sazietà nei mille momenti in cui abbiamo ciò che volevamo: il cibo, il giornale, la mail scritta. La soddisfazione sta in ogni gesto. Basta onorare la conclusione di ciò che abbiamo fatto. perché un’altro degli incantesimi della wanting mind è quello di farci vedere solo quello che abbiamo ancora da fare. Onora ogni conclusione della tua giornata e il senso di soddisfazione crescerà con te!

Poesia del giorno (considerala un mantra e ripetila ameno tre volte al giorno)

Tutto – una parola sfrontata e gonfia di boria. Andrebbe scritta fra virgolette. Finge di non tralasciare nulla, di concentrare, includere, contenere e avere. E invece è soltanto un brandello di bufera. Wislawa Szymborska

© Nicoletta Cinotti 2016 Le radici della felicità Ritiro di Bioenergetica e Mindfulness 1- 4 settembre Giaiette, Genova

 

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