Finisce la scuola e finiscono anche i protocolli mindfulness. È stato un anno in cui la pandemia mi ha regalato l’esperienza della mindfulness online. Qualcosa a cui non avrei mai pensato e che non voglio perdere. Per strano che possa sembrare c’è qualcosa di più facile e immediato nel partecipare online ad un protocollo o ad una pratica gratuita. Qualcosa che lo rende più fruibile nelle nostre vite complicate da mille impegni: siamo già a casa, non dobbiamo andare altrove.

Una cosa, più di ogni altra, mi porto da quest’anno, ed è vera sia per chi ha partecipato al ritiro che per chi ha partecipato ai protocolli online: ritrovare il cuore. Può sembrare strano perché quest’organo funziona a prescindere dalla nostra capacità di sentire le emozioni. Eppure ci sono momenti in cui, per andare avanti, lo anestetizziamo, come se la sua sensibilità fosse un intralcio.

Allora, come mi hanno raccontato tante persone, le giornate diventano un efficiente elenco fatto giusto per arrivare alla sera, attraversare una notte agitata – la notte si sa rende il cuore a sé stesso – e poi alzarsi con quel misto di torpore e agitazione che ci porteremo dietro per tutto il giorno. E, paradossalmente, lo facciamo nella convinzione che questo ci faccia stare meglio! Pericolosa convinzione che fa il paio con un’altra pericolosa convinzione. La convinzione che il dolore possa spaccare il cuore fino a farci morire e che valga la pena sentire solo quello che possiamo cambiare. Così procediamo in una vita in cui siamo vivi a metà. Una metà di noi è sotto la sabbia, sotto la neve, sotto la cenere ( a seconda che la nostra tendenza sia propensa alla fuga, al congelamento  o all’attacco) e l’altra metà va avanti stordita, domandandosi che fine hanno fatto i sogni e le speranze di quando eravamo adolescenti.

Per strano che possa sembrare l’adolescenza non è il periodo più bello della nostra vita (per alcuni lo è: che fortunati!). L’adolescenza è il periodo in cui, a forza di cadere, impariamo ad andare avanti. I lividi però rimangono a lungo e ci rendono adulti infelici e insoddisfatti perché, abbiamo creduto che, per salvarci fosse necessario smettere di sognare. Ma noi siamo fatti della materia dei sogni e sono i nostri sogni quelli che realizzano davvero la nostra grandezza. Sognare in grande vuol dire rischiare di cadere ma vuol anche dire vivere pienamente e trasformare il sogno in intenzione. Una direzione verso la quale andare. Così, all’inizio dei miei sessant’anni sto rispolverando la mia adolescenza. Non perché ho fatto un lifting né perché mi sono innamorata di qualcuno ma perchè ho capito che i sogni possono diventare intenzioni e che, a questo punto, ho assoluto bisogno che il mio cuore sia sveglio, anche se soffre non è importante. Non posso più sprecare un solo attimo addormentata nel torpore dell’anestesia. Voglio, come diceva mia nonna ( e qualcuno molto più famoso di lei) che la morte mi trovi viva. Non voglio invecchiare da anestetizzata. Così, con efficacia sintesi, come si diceva ieri sera, il momento in cui ci accorgiamo di quanto male ci siamo amati è il momento in cui cominciamo a svegliarci davvero. Allora possiamo dire, buongiorno. Buongiorno! (Con la foto di una mattina a Casa Cares)

Pratica di mindfulness: Cullare il cuore

© Nicoletta Cinotti 2021 Ricucire strappi

La funzione di copia è disattivata

Iscriviti alla nostra newsletter ed unisciti alla nostra comunità.

Riceverai per 7 giorni un post quotidiano di pratica.

Poi potrai scegliere se iscriverti alla rivista Con Grazia e Grinta che esce ogni Domenica oppure alla Newsletter quotidiana con spunti di pratica e link a file audio di meditazione

I tuoi dati personali saranno tutelati  nel rispetto della privacy del GDPR e non saranno diffusi ad altri.

leggi come usiamo i tuoi dati (informativa sulla privacy)

 

Vuoi ricevere

Iscrizione Completata con Successo!