Per me la fine dell’anno è sempre il 31 agosto, però questo passaggio – più ufficiale – tra un anno e l’altro non è mai indifferente. Ho fatto i consueti bilanci – che vi risparmio per pudore e igiene mentale – e poi, soprattutto, ho aperto la mappa verso una destinazione. Questa è davvero un’abitudine,che insieme alla libertà di scrivere, mi accompagna sempre.

Arrivare alla fine dell’anno con una nuova ricerca per l’anno che mi aspetta. Il mio cercare, cercare e cercare ancora di cui parlavo ieri. Mi dò un arrivo, temporale: massimo un anno. Altrimenti mi perderei. E poi riparto per una destinazione nuova, che in genere è suggerita da quella passata.  Come se dovessi sempre avere davanti un’isola lontana alla quale approdare. Molto spesso è un’isola interiore che finisco per immaginare come un luogo da raggiungere, la mia Itaca. Immagino – e avvengono – viaggi e avventure, pericoli e inganni, divinità contrarie e forze in aiuto, stratagemmi e soluzioni, che poi diventano libri, fantasie, scarabocchi sui quaderni, personaggi da fumetto. A un certo punto ho anche provato a smettere ma non ci sono riuscita. Così ogni anno ho la mia piccola Odissea.

Non potrei farla senza di voi, compagni di viaggio che, per tempi più o meno lunghi, salite sulla mia barca. (Scusate la mia fissazione per il mare ma io vivo a Camogli anche detta la città dei mille bianchi velieri). Vi immagino e, qualcuno lo conosco. Ma anche quelli che non ho mai visto li immagino lo stesso. E vi attribuisco storie, passioni, avventure e disavventure (lo so, sono malata di fantasia). Non potrei scrivere senza di voi e senza sentirvi persone vive e reali. Si dicono tante cose su internet e il mondo virtuale. Per me un mondo fatto di storie vere!

Quest’anno la mia Itaca sono le qualità della nostra mente originaria. Quella capacità di conoscere ed esplorare che nutriamo attraverso la concentrazione e la consapevolezza e che, si narra, rimane sempre viva e inalterata, anche sotto le difese che ci definiscono.

Così l’augurio di buon anno è che possiate trovare la felicità e la radice della felicità. Dicono che stia nella nostra mente originaria!

La meditazione di fine anno è la pratica di gentilezza amorevole. Perché nessuna scienza, privata della gentilezza, può condurre a vera conoscenza.

E infine, grazie.

Anche se hai fretta di riprendere il viaggio, rimani ancora, prendi un bagno che ti ristori l’animo e poi col cuore pieno di gioia torna alla tua nave portando con te un dono, bellissimo, prezioso, com’è uso tra gli ospiti che si amano, perché tu possa ricordati di me”. Odissea

© Nicoletta Cinotti 2015

Foto di Camogli © mAic

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