Non so a che ora fai la spesa. Io sono imprevedibile e così capisco che ogni orario ha la sua popolazione. La mattina ci sono “quelle brave”, che, qualunque lavoro facciano sanno fare la spesa, hanno la lista e sanno scegliere i prodotti da mettere nel carrello. Gli uomini che fanno la spesa la mattina sono diversi. O sono pensionati o sono sfaccendati. In ogni caso quelli della mattina non li vedi con la lista in mano. La lista comincia a comparire nelle mani degli uomini dopo le 17 e raggiunge picchi massimi al sabato mattina. Le donne con la lista delle cose da comprare hanno una concentrazione massima la mattina e poi tendono a diluirsi lungo il giorno. In pausa pranzo ci sono quelli che arraffano qualcosa di pronto da mangiare e quelli che approfittano della pausa per fare qualcosa di utile.

Ieri sera ho fatto la spesa alle 19.30, quella che io chiamo “l’ora della disperazione”. A quell’ora fanno la spesa quelli che hanno fatto di tutto e quel giorno, prima di tornare a casa, devono occuparsi anche di fare la spesa. Si aggirano veloci, tra i banchi della salumeria, cibi precotti, zuppe confezionate e surgelati. Oppure navigano a caso tra gli scaffali lasciando che sia lo sguardo a ricordare che cosa devono comprare. Portano sul viso la stanchezza della giornata e in testa il pensiero di quello che ancora devono fare prima di andare a dormire. Qualcuno, si vede benissimo, sta già dormendo dentro di sé e sembra sveglio solo per mantenere le apparenze.

In questo scenario un po’ apocalittico, ieri sera ho assistito ad una scena che mi spezzato il cuore. Me l’ha fatto come il battuto del soffritto. Un uomo di circa una cinquantina d’anni con la mamma sul passeggino. Un passeggino che sostituiva la sedia a rotelle, credo per dare maggior comfort. Se non fosse stato che lui la chiamava ripetutamente mamma avresti potuto scambiarli per una coppia, tanto la differenza d’età visivamente era minima. I ruoli erano invertiti e lui parlava alla mamma come si presume una mamma parli al figlio in passeggino. Forse se li avessi visti fare la spesa di mattina mi avrebbero fatto un effetto diverso. Forse se non fosse piovuto tutto il giorno – una pioggerellina novembrina che ti rende l’umore sempre un po’ londinese – forse se avessi avuto vent’anni o anche quaranta, non li avrei notati. Ma poiché sono anch’io nella curva d’inversione in cui i genitori diventano i propri figli mentre i figli non hanno più bisogno di te, vederli mi ha aperto lo scenario del cuore. Ho pensato che nella vita vera non sai mai cosa ti troverai nel carrello.

Ho cercato di darmi una lista della spesa, almeno mentale visto che scritta non la faccio mai, e ho finito la spesa con l’improvvisa gratitudine che mi dava l’idea che il mio carrello, quel giorno, era stato buono. Che quel buono non era scontato e nemmeno acquistabile a comando e che quell’incontro imprevisto mi aveva messo in condizione di pensare a quello che volevo fare con più intenzione e presenza. Quando vedi quello che potrebbe essere, ridimensioni subito il fastidio di quello che c’è che non ti piace.

Le storie d’amore su cui non scommetteremmo un soldo a volte sono le migliori.

Pratica di mindfulness: Self compassion breathing

© Nicoletta Cinotti 2021 Amore, mindfulness e relazioni. Qualità mindful per amare senza equivoci

 

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