Ho comprato un paio di scarpe da corsa nuove. Non vedevo l’ora di provarle e sono andata a correre a San Rocco. Ci sono le prime foglie d’autunno e la prima umidità del mattino. Correndo ho messo i piedi su delle foglie e sotto l’umidità mi ha fatto scivolare. Niente di grave (non vado a forte velocità:-))) ma proseguendo nella corsa mi sono accorta che quelle meravigliose scarpe che mi facevano andare veloce e leggera, non avevano presa sul bagnato. Sono tornata dal negoziante e ho raccontato l’episodio. Volevo capire se dovevo usarle solo sull’asciutto ed essere rassicurata. Lui mi ha risposto che le scarpe nuove hanno bisogno di rodaggio, che è normale, che non sarebbe più successo ed è partito con uno spiegone in cui, spesso con disapprovazione, si informava sulle mie abilità di corsa dicendomi quello che avrei dovuto sapere e sottolineando quello che non sapevo.

Ecco, mi sono detta, ha avuto paura che facessi delle rimostranze e si è messo sulla difensiva. Non era preoccupato per le mie ginocchia ma per la sua reputazione. Malgrado questo sono uscita dal negozio con una sensazione di disagio. Mi sembrava di aver sbagliato a scivolare e di aver sbagliato a chiedere spiegazioni. Chi corre e ha i capelli bianchi non è ben visto. Ma soprattutto scivolare è difficile. Non ti perdoni di aver perso il controllo, non ti perdoni di esserti fatta rimproverare come una ragazzina. In una parola ti perdoni poco, pochissimo.

E invece no. È proprio arrivato il momento che mi perdoni piccoli o grandi errori. Che me li perdoni con l’unica strategia che conosco: riconoscere il disagio che ho provato, confortarlo e, soprattutto, accettare che il controllo è una possibilità non una certezza. Non abbiamo mai il controllo su tutto, non abbiamo mai la certezza di conoscere tutte le variabili in gioco. Possiamo imparare e usare quell’apprendimento per proteggerci invece che per difenderci e poi lasciar andare, con la certezza che la nostra vulnerabilità ci rende umani. Possiamo accettare la nostra imperfezione sapendo che cresciamo solo a partire da quello che ci rende incompleti.

Quando corro, semplicemente corro. In teoria nel vuoto. O viceversa, è anche possibile che io corra per raggiungere il vuoto.  Haruki Murakami, L’arte di correre

Pratica di mindfulness: Riportare a casa parti rifiutate di sé (meditazione live)

© Nicoletta Cinotti 2021 Il protocollo MBCT

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