Fino ad adesso abbiamo fatto la punta alla nostra matita…ci siamo preparati per scrivere il romanzo della nostra giornata e adesso siamo pronti a passare alla vera e propria avventura di scrivere su di sè, trasformando il proprio diario nella nostra avventura.

Iniziamo quindi il nostro percorso da Indiana Jones o, se preferiamo da Luke Skywalker.

Abbiamo messo alcuni punti fermi: scrivere al presente, definendo un’orizzonte temporale e ciò che abbiamo imparato in quell’orizzonte temporale. Individuando gli aspetti positivi, che ci hanno aiutato nell’apprendimento. E quelli negativi, che ci ostacolano. Adesso iniziamo a descrivere il nostro eroe.

L’eroe che è in noi…

….ovviamente ci assomiglia: è il personaggio che ha uno scopo – imparare – e che accetta di vincere e perdere senza troppo disperarsi. Iniziamo quindi a sentire (non a pensare mi raccomando!!!) le caratteristiche base del nostro eroe: forse è un’eroe romantico – alla ricerca dell’amore – forse un guerriero – che lotta contro le ingiustizie. Forse un poeta.

Diamogli un nome …non necessariamente il nostro nome. Il mio è Bridget Jones…come non amare la bridgetmia parte pasticciona, sovrappeso e capace delle gaffe più imperdonabili? Quella che sbaglia vestito e arriva elegante ad un picnic, erotica ad una festa parrocchiale e che scivola sul più bello di una scena di seduzione?

Bene, detto questo – definito il tema del nostro eroe – che spesso è la parte negata e nascosta di noi – e altre volte quel sè ideale che vorremmo essere e che non saremo mai ( ma che purtroppo assomiglia molto a nostra sorella…alla nostra amica e al nostro collega…) passiamo a vedere come ci siamo mossi nella nostra avventura del giorno.

Un dramma in tre atti

Tutte le storie hanno una ripartizione in tre atti ( lo diceva Aristotele e molti dopo di lui…fidatevi!). Nel primo atto si delinea l’avventura e  avviene un evento che conduce alla parte centrale, la più significativa, in cui – nel momento di crisi – si realizza l’azione che produrrà il cambiamento e la trasformazione. La crisi è, molto spesso, l’elemento centrale della scansione temporale che abbiamo scelto. Può essere l’evento che ci ha rovinato la giornata – o l’appetito e l’umore – oppure il nostro successo del giorno ( come potete immaginare la mia Bridget cade spesso nel fallimento e raramente nel successo!). Quell’evento ha un’evoluzione che conduce al finale, espresso nel terzo atto.

L’avventura e l’eroe

Se utilizziamo le note della scorsa settimana, quelle sul richiamo dell’avventura, possiamo iniziare a pensare alla crisi come all’evento centrale che ha prodotto l’apprendimento, al primo atto come alle condizioni che l’hanno preparato e al terzo atto come alla conclusione della nostra avventura.

Nessun eroe è solo

Adesso, che siamo ormai dentro il romanzo della nostra vita, possiamo iniziare ad aggiungere anche altri personaggi. Qualcuno che, malgrado gli alti e bassi della nostra giornata, sia un porto sicuro a cui fare riferimento. Insomma, in una parola, la nostra guida e il  nostro consigliere. Spesso sono degli amici che ci consigliano sulla direzione da prendere. Per me, in analisi da una vita, la mia mio maritopsicoterapeuta oppure Colin Firth ( cioè mio marito…). Iniziare a guardare le nostre relazioni individuando chi ci aiuta e ci guida, ci permette anche di capire quanto dipendiamo da queste persone e quanto sono davvero un aiuto positivo o un freno…Introduciamo così una riflessione non solo su di noi ma anche sulle relazioni che abbiamo. Attenzione: una riflessione sulle relazioni non significa che iniziamo a dare un voto alle persone ma solo ad esplorare come “usiamo” le nostre relazioni.

Sono uno stimolo per le parti positive del nostro eroe/eroina oppure ci facciamo consigliare da chi ci frena e ci trattiene?

In questo modo possiamo cogliere che spesso gli altri sono l’espressione esterna di parti interne di noi. Quelle parti interne con cui mettiamo in scena…”il dramma della nostra vita”…

Mark Twain e Rumi

marktwainUna delle citazioni di Mark Twain, scrittore americano dell’ottocento, che preferisco è la seguente  “Nella mia vita ho vissuto i peggiori drammi…molti dei quali non sono mai accaduti”. Ottimo modo per descrivere come possiamo rimanere imprigionati della storia che raccontano i  nostri pensieri…ma se proviamo a “metterli in scena” ci rendiamo conto di quanto sono legati al nostro umore e di quanto sono vicini o lontani dalla realtà delle cose…per questo concludo con le parole di Rumi: “quant’è che non ti fai visita?”. Un invito a scrivere, non i nostri pensieri, ma il movimento di crescita che realizziamo – a volte inconsapevolmente – ogni giorno!

a cura di Nicoletta Cinotti

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