Per molte persone scrivere è qualcosa di orribile, pieno di ricordi scolastici e di segni rossi sul quaderno. Pieno di ricordi dell’ansia nella restituzione del compito in classe e del confronto con chi, invece, era sempre bravo.

Io ho avuto alcuni disastrosi traumi sulla scrittura: situazioni in cui – con la pesantezza che a volte alcuni insegnanti hanno – mi veniva predetta l’impossibilità di scrivere cose di senso compiuto da qui all’eternità. Sono arrivata così alla stesura della tesi di laurea terrorizzata. Poi, da pessima scrittrice ma ingorda lettrice, ho scoperto un  piccolo librettino – che non so se sia ancora in commercio – “Come si fa una tesi di laurea” di Umberto Eco, che mi ha fatto capire una cosa banale ma fondamentale, che gli insegnanti che si affidano troppo all’ispirazione, dimenticano. Esiste un metodo – come ci insegna Luisa Carrada – un modo, una mappa per fare le cose. Anche quelle più difficili, come scrivere.

Umberto Eco ha così, inconsapevolmente, prodotto un piccolo mostro: da allora, per tutte le cose, cerco la mappa e le istruzioni. E, non contenta, lavoro sulle istruzioni fino a renderle più semplici possibili.

Scoprire la scrittura

Lentamente sono uscita dal trauma scolastico e ho “scoperto” che scrivere può essere un formidabile strumento di riflessione ed espressione di sè ( e come tutti sanno l’espressione di sé è una delle tre colonne del Sè corporeo :-)! Formidabile perché permette – al tempo stesso – di essere più vicini al significato degli eventi ma anche di distaccarsene quel tanto che permette di attivare un processo di crescita e cambiamento.

Così ho pensato di buttar giù, settimana dopo settimana, alcune informazioni su come usare la scrittura e, nel proseguo, come usarla per comprendere i sogni (ovviamente tra me ed Eco c’è un abisso incolmabile ma sono grata a tutti quelli che mi insegnano un metodo, tra cui Luisa Carrada!).

Cosa non fare

Se iniziamo a scrivere seguendo l’ordine cronologico dopo un po’ saremo colpiti dal crampo dello scrivano e ci ritroveremo con una mole di dati enorme – a volte noiosa – senza capire il senso di quello che stiamo facendo. Inoltre spesso scriviamo spinti dall’emozione dominante per le cose accadute. In questo modo quello che scriviamo diventa un’invettiva – se siamo arrabbiati – o un pianto infinito se siamo tristi…e così via…In ogni caso qualcosa che ci lascia nello stesso punto in cui siamo, anche se, forse, con un po’ di sollievo per essersi sfogati.

Iniziamo dalla mappa

D’altra parte se vogliamo andare da qualche parte, non partiamo proprio a caso e, tra diversi percorsi possibili, ne scegliamo uno che ha qualcosa che ci piace. Proviamo a fare così anche per la nostra scrittura. E iniziamo con le piccole istruzioni – semiserie – per un diario personale.

Uno dei primi punti è la cosiddetta “voglia”: scrivo quando mi sento ispirato, quando mi sento, se mi sento…ect…ect. Va benissimo ma se vogliamo usare il diario come strumento di crescita e cambiamento sarà utile iniziare a considerare la cosa da questa prospettiva: non sempre abbiamo voglia di quello che ci fa bene (anzi spesso preferiamo di gran lunga quello che ci fa male perché è più piacevole!!!). Quindi prendiamoci un po’ di tempo per considerare se abbiamo voglia di fare qualcosa che ci fa bene: detto questo non dobbiamo diventare per noi stessi una signorina Rottermeyer – pestifera governante di Heidi – ma piuttosto essere un saggio consigliere che accetta divagazioni, sospensioni e distrazioni, pur tenendo fermo il timone.

Se per caso…

…siamo arrivati a questo punto il passaggio successivo sarà quello di scegliere una sequenza temporale da cui partire. Può essere alla sera, la giornata appena trascorsa. Oppure la domenica, la settimana appena passata. Non andrei su distanze temporali più lunghe perché rischiano di essere troppo complesse da gestire. Iniziamo a scrivere come ci sentiamo – qui e ora – rispetto alla giornata appena passata. Distinguiamo tra sensazioni fisiche, sensazioni emotive e pensieri.

I pensieri…un caso a parte

Se iniziamo a descrivere il contenuto dei nostri pensieri rischiamo di perderci in una selva piuttosto oscura (Come ben sapeva Dante!). Proviamo a scrivere le caratteristiche energetiche dei pensieri: tristi o allegri, pesanti o leggeri, mente vuota (cioè disorientata), mente vuota (spaziosa e accogliente) e tutti quegli aggettivi che descrivono la percezione dei pensieri ma non il contenuto.

Non pretendiamo di fare un’opera d’arte: siamo già un’opera d’arte! Chiediamoci solo di avere attenzione e pazienza e scriviamo – qui e ora – su queste tre aree (corpo, emozioni e qualità dei pensieri) rispetto alla sequenza temporale che abbiamo scelto. Per iniziare possiamo anche farlo mentalmente..tanto prima o poi ci sembrerà più utile segnarlo sulla carta o se, come me, siete al computerappassionati di computer, in un file.

Annotiamo anche se sentiamo una connessione tra come ci sentiamo nel corpo, emotivamente e nei pensieri.

Trovare le parole

Una delle prime difficoltà può essere trovare le parole giuste per scrivere le sensazioni. Possiamo nutrire un po’ questo aspetto leggendo una poesia al giorno. Ne trovate alcune nella sezione “La poesia del giorno”. Non sono le più belle ma sono quelle che mi piacciono…e, ovviamente, voi potreste avere un vostro autore preferito. Preferisco le poesie o i racconti brevi, perché dire in poche parole è stato, per me, un’ottimo esercizio. Aiuta a non perdersi…

E aspettiamo fiduciosi l’articolo della prossima settimana…

Buona scrittura!

© Nicoletta Cinotti 2017

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Meditazione e scrittura: Genova 20 Dicembre 2017 e Chiavari 19 Dicembre 2017

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