C’è un aspetto del mio scrivere ogni giorno che è cercare la verità. Mi sono accorta, nel tempo, che non riesco a scrivere se non trovo la verità che in quel momento bussa alla mia consapevolezza.

Quando mi sento bloccata, quando mi sembra di non avere niente da dire mi domando “Cos’è vero oggi, ora, in questo momento?”. E trovo sempre una risposta: a volte facile da scrivere, a volte molto difficile da scrivere perchè non voglio invadere il cuore degli altri con le mie emozioni.

Questo dire la verità è, in se stessa, una pratica, una delle linee guida nate dalla saggezza di un grande insegnante di dhamma americano, Gregory Kramer. Non smetterò mai di provare gratitudine per la sua illuminazione. Ogni volta che questa ricerca della verità avviene illumina ogni cosa. In fondo verità e consapevolezza sono la stessa materia della realtà. Quello che vela la consapevolezza non ci permette di vedere la verità e ci rende inquieti. Nel momento in cui diamo nome alle cose, anche alle più dolorose, la luce della consapevolezza le illumina da dentro e diventano perle sul nostro cammino.

La verità però fa anche paura, perché ha una forza che va al di là della nostra misura. Ci sono verità che possiamo dire e ascoltare solo con il tempo, perché sappiamo che possono essere dirompenti. Scriverle non è un atto di cultura, né di professione. Una parte della nostra mente è linguistica e sintattica. La consecutio temporum è un atto mentale, così come le coordinate e subordinate. Stabiliscono relazioni con la nostra esperienza. Poi, siccome la mente è essenziale diventano coppie di polarità: peggiore o migliore, prima e dopo, dentro e fuori, sopra e sotto e così via ma le parole danno solo la forma esterna al mondo interno. Ecco perchè è così importante scriverle: perchè, se apparentemente faccio un lavoro di sintassi, in realtà, dicendole, scrivendole, metto ordine nel mondo interno, dò il nome alle cose che mi muovono, offro forma a ciò che, se rimanesse senza forma, mi porterebbe all’inquietudine. Ecco dire la verità, e prima ancora, conoscere la verità, è il nostro antidoto all’inquietudine.

Perchè noi non siamo limitati da ciò che proviamo ma ciò che proviamo da forma a chi siamo nel momento in cui lo nominiamo. E nominandolo torniamo liberi per una nuova esperienza. Nominando la verità diamo forma al nostro presente e, nello stesso tempo lo lasciamo andare.

Prima di iniziare a esplorare Di’ la verità vi invito a prendere in considerazione i principi di base: non mentiamo; diciamo le cose così come le percepiamo effettivamente. Allo stesso tempo, nessuna pressione a dire cose che non si vogliono dire o che per qualche motivo non sembrano appropriate. Siete sempre voi a decidere. Evitate di dire ciò che non serve; c’è economia nelle vostre parole. Dite ciò che è appropriato e non di più. Inoltre accostatevi al parlare con un’attitudine gentile, di non-durezza. Così come parlate con gentilezza, con gentilezza ascoltate. Persino le cose più difficili da dire sono dette con buona volontà. Gregory Kramer

Pratica di mindfulness: Self compassion breathing

© Nicoletta Cinotti

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