Ho sempre pensato che senza il silenzio, il margine acuto delle parole, non avrei saputo parlare. E lo spazio con cui ti scrivo, il tempo tra un post e l’altro, è il margine che permette di ascoltarsi. Oggi ho capito però un’altra cosa. Le parole sono anche fantasmi che prendono corpo per dare riscatto a delle parti di noi. Non sono fantasmi fastidiosi ma rimangono in uno spazio intangibile in attesa di essere dette. E solo quando le diciamo ci lasciano liberi. A volte – lo dico come affermerei una verità scientifica – a volte pesano. Pesano sul cuore o sullo sterno e lo rendono dolorante come carne viva. Perché sono fantasmi stufi di rimanere fantasmi e prendono corpo così, facendoci sentire che anche loro hanno un peso.

Fortunatamente queste parole-fantasmi non sono esigenti. A loro basta vedere la luce: anche se non le diciamo proprio alla persona giusta, basta dirle a qualcuno che ascolta. Quelle parole non amano uscire, dopo tanta attesa, e non essere ascoltate. Alla mala parata meglio scrivere una lettera che lasciarle lì troppo a lungo. Al limite estremo, una lettera da spedire a noi stessi.

Comunque quando scriviamo e quando leggiamo le nostre parole-fantasma ci circondano e aspettano di essere richiamate da altre parole lette o scritte. Così se scrivo parole che ti colpiscono è perché anche tu avevi quelle parole fantasma dentro di te e si sono incontrate con le mie parole e hanno parlato insieme, capendo che, in fondo, non sono sole.

Ecco perché scrivo: scrivo per me e per le persone che non conosco. Così ci conosciamo.

Ieri ho incontrato tante persone che mi leggono e non conoscevo: abbiamo preso corpo uno davanti all’altro. Sono svaniti tutti i fantasmi: finalmente avevamo uno spazio reale. Poi, a fine giornata, ho incontrato un amico, Cesare Viel, nella sua mostra fatta di parole e fantasmi. E ho capito che davvero scriviamo tutti per noi e per quelli che non conosciamo e che vorremo, alla fine, incontrare, per dire la verità.

Per colmare un vuoto devi inserire ciò che l’ha causato.
Se lo riempi con altro, ancora di più spalancherà le fauci. Non si chiude un abisso con l’aria
Emily Dickinson

Pratica del giorno: Scrivere le parole fantasma, in ordine di peso, ad una ad una.

© Nicoletta Cinotti 2019 Scrivere la mente. Tre laboratori. Milano e Genova

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