Non so se anche tu fai parte del club, “Se non altro”. Frase topica di quando abbiamo fatto un casino e, superato lo choc, cerchiamo di mettere a fuoco anche gli aspetti positivi di quello che è successo.

Diventa quindi tutto un proliferare di “se non altro”. Se non altro poteva andarmi peggio. Se non altro ho imparato. Se non altro ho capito, se non altro ho detto la verità. Io per molto tempo ho fatto parte del gruppo, “Se non altro ho detto la verità”. Gruppo nutrito nell’infanzia quando è difficile far capire ai bambini che non bisogna dire bugie ma che non bisogna dire tutta la verità. Soprattutto non bisogna dire la verità che fa male ma a volte il confine è labile. Comunque se siete nati in Toscana dovreste essere anche voi nel gruppo, “Se non altro ho detto la verità”. In Toscana si dicono cose grosse come case, sempre scherzando e vi assicuro che Benigni, in molti paesi di campagna, ha un sacco di imitatori che non lo imitano affatto: sono proprio come lui!

Comunque tornando al tema del “se non altro”, arrivati a questo punto io direi che sarebbe meglio evitare di mettersi nei guai, piuttosto che trovare poi il positivo del guaio combinato. Perché diciamo la verità – e spero di non pentirmene di nuovo – molti dei guai che combiniamo sono legati alle nostre difese che ci fanno percepire in maniera distorta la realtà. Le difese producono una specie di gonfiore infiammatorio attorno alla ferita (sembra che sia per favorire la cicatrizzazione). Lo scopo di questo gonfiore vorrebbe essere quello di attirare l’attenzione, ovviamente per ricevere aiuto ma siccome ci sono diversi concorrenti in pista che hanno anche loro parecchi gonfiori non è detto che la cosa riesca. Questa tumefazione attira sicuramente tutta l’attenzione di chi ha subito il danno che vede qualsiasi altra esperienza alla luce di quella ferita e quindi invece che rispondere reagisce, instaurando una catena perversa in cui i nostri peggiori fantasmi vengono confermati senza che ci rendiamo conto del contributo sostanziale che diamo in prima persona perchè le cose vadano proprio così.

Arrivati a questo punto vorrei dire che, se non altro, la mindfulness aiuta a vedere quello che facciamo per ritrovarci sempre nei soliti guai. Quello che facciamo noi piuttosto che quello che fanno gli altri, e, garantisco, qualche buon risultato lo dà!

Anche la nevrosi porta spesso a gonfiare l’importanza di certi avvenimenti o di certe caratteristiche (…)un test andato male non indica necessariamente scarsa intelligenza e un sorriso da parte di una persona con cui si esce per la prima volta non rappresenta affatto una promessa di intimità. “La vita continua”: è un semplice memento che può aiutarci a ristabilire le giuste proporzioni. Erving Polster

Pratica di Mindfulness: La consapevolezza del respiro

© Nicoletta Cinotti 2021 Il protocollo MBSR

 

La copia di questo contenuto non è consentita

Iscriviti alla nostra newsletter ed unisciti alla nostra comunità.

Riceverai per 7 giorni un post quotidiano di pratica.

Poi potrai scegliere se iscriverti alla rivista Con Grazia e Grinta che esce ogni Domenica oppure alla Newsletter quotidiana con spunti di pratica e link a file audio di meditazione

I tuoi dati personali saranno tutelati  nel rispetto della privacy del GDPR e non saranno diffusi ad altri.

Subscribe

* indicates required
Vuoi ricevere
Email Format

Iscrizione Completata con Successo!