Lavoro molto spesso con coppie in difficoltà. E trovo, altrettanto spesso, lo stesso schema nella gestione della rabbia. Uno schema disfunzionale:uno dei due si arrabbia, e l’altro arretra. Lei si arrabbia e la sua rabbia diventa via via più espressiva (forse si potrebbe dire anche più incontrollata) e lui arretra, si ritira, evita il conflitto nella convinzione che questo serva ad abbassare i toni della discussione. O viceversa. Di fatto però potrei dire che la difficoltà a gestire il conflitto è la causa più frequente di difficoltà relazionali. E il conflitto non necessariamente deve scatenare la rabbia. Il conflitto in sé e per sé potrebbe semplicemente parlarci di quanto sia importante trovare un punto di incontro partendo da due posizioni diverse. Questa diversità ci spaventa e passiamo alle vie brevi: ci arrabbiamo perchè siamo diversi.

Passa qualche giorno e la situazione si ripete uguale. Piano piano quella rabbia – gestita con una eccessiva espressività da una parte e con l’evitamento dall’altra – si trasforma in qualcosa di sotterraneo. In un risentimento sordo e distruttivo. Sì, distruttivo perchè questo modo di gestire la rabbia non è congruente, non è produttivo ma per molte persone è l’unico modo possibile.

Al di là delle ragioni concrete del conflitto, questo schema è così diffuso  per due ragioni: la prima è la difficoltà a rimanere in relazione anche quando si è arrabbiati. Sia la persona che evita che quella che diventa eccessivamente espressiva infatti non riescono a stare in relazione. Entrambi perdono la messa a fuoco del bisogno dell’altro e agiscono impulsivamente una risposta appresa. La seconda ragione è che molto spesso pensiamo alla rabbia come ad un sentimento che deve portare ad una vittoria (e ad una sconfitta). Uno dei due si aspetta di vincere lo scontro; uno dei due ha paura di perdere lo scontro. Entrambi si comportano in modo da evitare di perdere. Con la speranza che la diversità dell’altro venga così annullata. E invece rimaniamo diversi: siamo diversi. E, strano a credere, la diversità non è necessariamente una minaccia

La rabbia è una emozione coperchio: ne nasconde sempre un’altra. A volte è paura. A volte è dolore. Altre volte umiliazione e vergogna. Se non ci fermiamo a comprendere l’emozione che si nasconde dietro alla nostra rabbia, possiamo arrivare a dominare la situazione, possiamo riuscire ad evitare lo scontro ma avremo perso lo stesso perchè il sentimento che la rabbia nasconde si trasformerà in risentimento Il risentimento per non essere stati capiti, il risentimento per non essere stati accettati. E quel risentimento continuerà a crescere e alimenterà l’intensità degli scontri successivi.

Che emozione nasconde la tua rabbia: dai voce a quella emozione. Che paura ti fa la diversità: dai voce a quella paura e alle previsioni catastrofiche che la diversità ti suscita. In questo modo vincerai due volte: vincerai perché avrai costruito fiducia nella relazione. Vincerai perchè avrai smesso di nascondere qual è il bisogno che la rabbia nasconde.

La cosa difficile con la pratica non è imparare a meditare per un’ora, o per un intero fine settimana, o durante un ritiro di tre mesi, per quanto queste cose siano difficili. La cosa davvero difficile è prestare attenzione a quello che succede qui e ora. Larry Rosenberg

Pratica di mindfulness: Praticare con la rabbia

© Nicoletta Cinotti 2018 La cura del silenzio

Photo by Karl Fredrickson on Unsplash

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