Una canzone di qualche anno fa diceva “se stiamo insieme ci sarà un perchè…” In effetti c’è sempre una ragione per cui stiamo insieme a qualcuno. Una ragione per cui rimaniamo con un partner professionale o affettivo. Solo che, a volte, questa ragione cambia nel tempo. Magari iniziamo a stare insieme sulla base della speranza e del desiderio: la speranza di quello che potremmo diventare e il desiderio di esserlo. Si accende, dentro di noi la possibilità di un progetto futuro e così iniziamo a stare insieme. E già dall’inizio siamo in tre: io tu e il nostro progetto, a volte condiviso, a volte segreto.

Inevitabilmente il tempo dà una forma a quella possibilità: a volte la realizza e a volte la modifica, magari in maniera sostanziale. Lottare perchè le cose assomiglino alla speranza iniziale spesso è solo un modo per accendere il conflitto, per correggere la realtà, per rifiutare la semplice verità che non abbiamo controllo sulle cose del mondo e nemmeno sulla nostra stessa vita.

In quel momento – nel momento in  cui ci rendiamo conto della distanza tra la speranza iniziale e la realtà – abbiamo tre possibilità. Usiamo il buono che abbiamo condiviso insieme per disegnare un’altra possibilità, decidiamo di separare le nostre strade, oppure facciamo come il pesce che è rimasto nel palamito. Molti pesci, quando finiscono nella rete, iniziano a divincolarsi per cercare la libertà. E in quel divincolarsi finiscono ancora più incagliati dentro la rete dalla quale volevano scappare.

Spesso facciamo come quel pesce: nel tentativo – iperattivo quanto disperato – di trovare una via di fuga finiamo per complicare di più tutto. Per aumentare la rabbia, per aumentare la mancanza di libertà e l’impossibilità a trovare una soluzione.

Le vere soluzioni sono semplici come aspettare che il fango si depositi sul fondo. Nascono dal minimo sforzo perchè lo sforzo complica anziché sciogliere. Quando siamo in una situazione complicata e ci sentiamo spinti a fare qualcosa – anzi di tutto – pur di uscirne la risposta migliore è rimanere fermi finché non sorga, dalla nostra consapevolezza, la giusta azione. La nostra mente funziona per polarità: se vuoi sapere come agire, attraversa l’immobilità. Se vuoi sapere cosa dire, abita il silenzio. È per questo che nella pratica l’invito è a rimanere immobili e silenziosi: per imparare ad osservare con gentilezza e precisione, prima di agire, prima di parlare. Perchè le parole spesso hanno più forza delle azioni.

La felicità è più leggera di una piuma, nessuno sa afferrarla.
L’infelicità è più pesante della terra, nessuno sa lasciarla.Lao Tzu

Pratica di mindfulness: Il Body Scan

© Nicoletta Cinotti 2018 La cura del silenzio 

Photo by Fabrizio Verrecchia on Unsplash

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