Ieri ho fatto una passeggiata. Lo stesso percorso che avevo fatto tempo fa sotto la neve. Ormai ci sono solo tracce qua è là, resti di passato biancore, dimenticato e grigio. Gli alberi portano i segni di quella robusta nevicata e tanti tronchi si sono spezzati. I più giovani non hanno retto il peso di tutta quella neve. Anche alcuni grandi alberi hanno ceduto. La neve e il ghiaccio sono tra i pochi nemici naturali degli alberi. Eppure sono così attrezzati per vivere a lungo. A riposare d’inverno e fiorire in primavera.

Sembrano fermi gli alberi ma non lo sono. Continuano a crescere per tutta la vita. Si irrobustiscono, allungano rami. Le loro radici si diffondono nel terreno in cerca di nutrimento. L’alto e il basso li tengono in verticale: crescono verso la luce e si nutrono della profondità. Ci ingannano nella loro apparente fermezza perchè sono così vivi che possono attraversare i secoli.

Forse potremmo imparare a crescere proprio dagli alberi. Vivono a lungo perché rimangono fermi, non scappano di fronte ai pericoli, come noi animali. La nostra è una fuga che ci costa  stress e una relativa brevità di vita. Se provassimo invece a stare fermi? A spegnere l’incessante movimento e a riposare? A lasciarci andare al riposo. Sembra un paradosso eppure lottiamo proprio contro il riposo per arrivare al lunedì stanchi solo all’idea di riprendere l’attività.

Cos’è che rompe l’equilibrio tra riposo e movimento? Tra attività e contemplazione? Cosa ci fa stare svegli di notte e sonnecchiare di giorno? Cosa se non l’inquietudine dei nostri mille piccoli e grandi conflitti fino ad arrivare al più continuo di tutti i conflitti: quello tra aggrapparsi e lasciar andare. Ci aggrappiamo forse per sfiducia nelle nostre radici. Per fatica a riconoscere che staremo in piedi anche senza tutta quella volontà che ci rende rigidi.Anche per noi il ghiaccio è un nemico naturale. In noi prende un altro nome. Si chiama rigidità del corpo e della mente. Uno sfondo di tensione che oscura i dettagli della nostra esperienza. Alla fine riposarsi altro non è che accettare, con mente e cuore arrendevoli, le cose così come sono. Ma noi non ci arrendiamo. Lottiamo e ci aggrappiamo. Resistiamo. Ecco, anche quando sembriamo fermi noi, in realtà, resistiamo.

Distenditi figlia, lascia che la tua testa si appoggi nel calice della mia mano (…)Fluttua dove ti ho sostenuto e lascia andare. Quando la paura ti stringe il cuore ricorda quello che ti ho detto, sdraiati sotto l’ampia volta delle stelle e galleggia sopra il sostegno del mare. Philip Booth, First Lesson

Pratica di mindfulness: Incontrare la resistenza

© Nicoletta Cinotti 2021 Il protocollo di Mindfulness interpersonale

 

 

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