Lo sapevamo di essere connessi e interconnessi. Lo sapevamo come sappiamo tante belle teorie, anche filosofiche, ma sentirlo nella vita quotidiana è diverso, molto diverso. Oggi lo abbiamo chiaro. Niente di quello che succede a noi è indifferente: risuona e riguarda tutti noi. Anche fuori dai confini limitati del nostro territorio nazionale. Quello che sta succedendo non è un problema italiano. Va oltre al confine nazionale.

Questa interconnessione può avere la forma del contagio oppure la forma della cura. Oppure la forma della paura. Spesso questo suscita sorpresa, a volte rabbia, a volte dolore. A volte tutto questo si mischia insieme e diventa una massa di sentimenti confusi.

Cosa possiamo fare? Forse la prima cosa, tanto complessa quanto fondamentale, è non fare ma cercare di rimanere in contatto con la risonanza che questo ha dentro di noi. Distinguere la forma della cura e la forma della paura. La cura ci rende connessi, anche nel momento in cui restiamo a casa e non ci incontriamo fisicamente. La cura ci permette di sentire l’aspetto salutare della nostra comune connessione.

La paura può far aumentare i comportamenti inconsapevoli, aggressivi e di ritiro. A volte la paura può far intensificare troppo la cura oppure, all’opposto farla finire e abbandonare. C’è un sentimento che distingue la cura dalla paura: è la tenerezza. Restare a casa può essere espressione estrema della paura o espressione estrema della tenerezza. Non è il comportamento che qualifica il mondo interno: è il mondo interno che qualifica il comportamento. Forse potrai pensare che l’importante è stare in casa: è vero. L’importante è stare in casa ma come stiamo in casa cambia molto le cose. Anche a livello del nostro sistema immunitario che preferisce la tenerezza alla paura. #iostoacasa è anche, io rimanga tenera al resto del mondo. Perché siamo tutti connessi e interconnessi e se divento dura anche la mia durezza si diffonderà.

La tenerezza salva la vita, connette piccolo e grande, aperto e chiuso, appena nato e vecchio, mondi diversi, regni non solo umani. Guardi il cielo e senti quanto sei piccolo, ma sai anche che chiunque lo guarda è il centro dell’intero universo. Stella che guarda stella. Chandra Livia Candiani

Pratica del giorno: La classe del mattino

© Nicoletta Cinotti 2020 Pratiche informali di ordinaria felicità

Photo by Eric BARBEAU on Unsplash

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