Ho capito una cosa, un po’ scioccante: siamo tutti un po’ psicologi. O meglio, hai presente quel continuo rimuginare nella testa, quello che commenta tutto quello che fai di sbagliato e lo interpreta subito dopo? Bene, ho capito che è il nostro terribile psicologo interno. Una volta, ai tempi di Freud, era la voce dei nostri genitori, la voce della coscienza, o del Super-Io. Bei tempi quelli!

Oggi no, purtroppo la situazione è diversa. Ci sono sempre i genitori che borbottano e commentano quello che facciamo ma il vero pericolo pubblico numero uno è lo psicologo interno che, per qualunque situazione, ha l’interpretazione pronta. Un po’ abborracciata ma pronta. Così inizia a spiegare come mai, da quale sconosciuto trauma del passato, deriva quello che abbiamo appena fatto e che avrà una sicura conseguenza nel presente.

Lo psicologo interno è ovviamente nato da una congiunzione astrale tra divulgazione scientifica, discussioni serali con amiche o amici un po’ filosofi, psicoterapia e letture compulsive di psicologia per risolvere da soli i propri problemi. Ovviamente lo psicologo interno è sempre pronto a giudicare gli psicologi esterni che non fanno il loro lavoro come dovrebbero. Ma non è per questo che incontra la mia attenzione: tutti siamo un po’ giudicanti quando dobbiamo mettere la nostra salute nelle mani di qualcuno. Il vero problema dello psicologo interno è che ha l’abitudine di chiudere le porte anziché di aprirle. È subito pronto a dirci che non serve percorrere quella strada, che sarebbe meglio farne un’altra, che lui l’aveva detto che è meglio non fidarsi – lo psicologo interno ha un setaccio finissimo per decidere di cosa è possibile fidarsi. Insomma lo psicologo interno teme tantissimo la concorrenza della salute, del benessere e della felicità. Così, con quel suo fare protettivo e paternalistico, è subito pronto a chiudere delle strade che potrebbero farci stare meglio. Dice che lo fa per proteggerci dagli errori. In realtà lo fa perché sa bene che, se dovesse funzionare lui (o lei, ma il mio è un uomo) sparirebbe. Smetterebbe di proclamare e diventerebbe progressivamente più piccolo fino a sembrare un Playmobil, anzi, in particolare l’omino pompiere della Playmobil. Il mio è sulla buona strada. Sulla buona strada perché, la prossima volta che apparirà, sia possibile prendersi per mano, e stare vicini in quello spazio dove coincidono tutti i nostri luoghi.

Appari qui appari senza timore
e da fuori entra qui
e usa abbastanza forza abbastanza forza
per vedere se appaio ancora se appaio ancora
se riappariamo entrambi tenendoci per mano
nello spazio
dove coincidono
tutti i nostri luoghi

Óscar Hahn

Pratica di mindfulness: Incontrare la resistenza

© Nicoletta Cinotti 2021 Reparenting ourselves. Ritiro di Mindfulness

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