È difficile resistere alla tentazione della vendetta di fronte a qualcosa che ci fa male. Anche se quella cosa che ci fa male è la verità, è difficile lasciare che il dolore entri in profondità per insegnarci qualcosa di nuovo: preferiamo trattarlo come una pallina da tennis e rimandarlo subito al mittente.

Siamo umani: sbagliamo da professionisti. E così, invece che imparare dal dolore, rischiamo di alimentarlo con altro dolore. Perchè la vendetta ha una regola certa: chiede un pegno a chi si vendica. La prima vittima di ogni vendetta, infatti, è proprio il vendicatore che deve sacrificare qualcosa di se stesso per portare avanti la sua missione.

Quello che sacrifichiamo è diverso, a seconda dei caratteri e siccome sono una bioenergetica, provo a descriverti com’è la vendetta secondi i diversi caratteri bioenergetici.

Se il tuo carattere è schizoide punisci con la distanza: non ti fa paura stare distante perchè è una vita che sei lontanissimo dall’essere amato ma in questo modo finisci per rendere ancora più impossibile quel contatto di cui avresti tanto bisogno.

Se invece sei orale le parole sono la tua arma preferita: come dice il poeta le parole possono essere un pugnale, taglienti e dure. Conosco un sacco di persone che dicono cose a vanvera di cui poi si pentiranno amaramente. Ma, si sa, la lingua batte dove il dente duole.

I masochisti hanno uno stile personalissimo: sono ambivalenti, non riescono a scegliere con chiarezza se vendicarsi o subire e finiscono per rimanere penalizzati doppiamente dalla loro ambivalenza. Fanno azioni confuse e contraddittorie, discorsi lunghissimi e opachi, in cui si ha la sensazione di girare intorno ad un labirinto senza via d’uscita. Una cosa è certa: sono quelli che rimangono più penalizzati dalla loro vendetta

I narcisisti tagliano i ponti: rompono improvvisamente il contatto. Spariscono in modo diverso dagli schizoidi (con i quali vengono spesso confusi): lasciano una traccia di se stessi indimenticabile. Anche quando non fanno più parte della compagnia se ne continua a parlare per anni. Il loro fascino è indelebile. Sono privi di compassione e di senso di colpa e quindi molto spesso la loro vendetta supera i limiti comprensibili.

I rigidi sono, beati loro, quelli che hanno sempre ragione perché si affidano alla morale, alle regole (che loro stessi per primi non sempre rispettano). Sanno bene cosa, come e quanto e soprattutto dettano le loro personali regole al mondo, cercando di usare la disapprovazione, la colpevolizzazione come strumenti di pressione sociale.

Sarebbe bello se, prima di vendicarci prendessimo uno spazio di respiro per chiedersi “Cosa c’è di vero in questo dolore? Cosa mi può insegnare?”. Allora, al di là del nostro carattere avremmo permesso alla compassione di renderci diversi.

La psicologia non dà risposte, solo avvertimenti. Alexander Lowen

Pratica del giorno: La classe del mattino

© Nicoletta Cinotti 2018 La cura del silenzio

Photo by Xanthe Malcolm on Unsplash

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