Ogni volta che pratichiamo mindfulness proviamo a mettere insieme il corpo la mente e il cuore. Certo, in realtà sono già insieme da tempo, da tantissimo tempo. È vero però ad un certo punto della nostra vita iniziano le separazioni. Pensiamo che mettere da parte il corpo ci darà più autocontrollo, che chiudere il cuore ci darà più forza, e la mente, di conseguenza, prende qualche direzione.

Ma non siamo nati per esser separati e appena questo è possibile i tre cercano di tornare insieme. Solo che l’effetto di questa “riunione di famiglia” molto spesso non è di nostro gradimento. Il corpo è un gran disubbidiente, la mente è convinta di avere sempre ragione e il cuore…beh il cuore fa una cosa davvero incredibile. Appena apriamo la porta del cuore i dolori che tenevamo chiusi e nascosti lì dentro iniziano ad uscire tanto che potremmo pensare che meditare faccia male o ci renda nervosi. In realtà il cuore fa pulizia, quelle pulizie periodiche che sarebbero tanto necessarie! Puliamo facendo uscire il dolore in modo che ci sia spazio nuovo per far entrare l’amore. Io me l’immagino così la pratica di mindfulness, un socchiudere la porta, sbirciare dentro e poi aprire. quando apriamo finalmente esce quello che tenevamo chiuso dentro perché può sembrare strano ma ci vergogniamo del nostro dolore come se fosse un’ingenuità. Come se dovessimo sempre saper prima come andranno a finire le cose.Chiudendo il cuore, rendendolo duro conserviamo dentro anche il dolore. Un dolore che si scioglie quando ci diamo il permesso di sentire, di vedere e di dire. Dopo rimane tanto spazio. È lo spazio delle possibilità, quello che si libera quando lasciamo andare la delusione per quello che è successo.

È un mondo bambino quello del nostro cuore: non perché siamo ingenui ma perché aspettiamo ancora e sempre, di sentirci amati e di poter amare. Diventare adulti non vuol dire diventare amari: vuol dire non pretendere la garanzia soddisfatti o rimborsati. O forse, semplicemente, vuol dire permettere e non pretendere. Permettere che le cose siano come sono e che il mondo sia com’è.

Bisogna salvare le ferite. Non lasciarle sole, sperdute nell’idea fissa della medicazione, della guarigione. Bisogna interrogare le ferite e aspettare le risposte. La risposta alla ferita siamo noi. I nostri gesti, le nostre possibilità accolte o respinte, i tremori e gli assalti rispondono tutti alle ferite. Chandra Livia Candiani, Questo immenso non sapere: conversazioni con alberi, animali e il cuore umano

Pratica di mindfulness: Self compassion breathing

© Nicoletta Cinotti 2021 Il protocollo MBCT

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