Noi siamo scopritori di soluzioni: il senso d trionfo che proviamo quando ne scopriamo una nuova è impagabile. Dev’essere per questo che, quando succede qualcosa, molto velocemente la nostra attenzione si sposta dall’emozione che quello che è accaduto ci suscita, alla ricerca della soluzione.

Lo facciamo così velocemente e così automaticamente che non ci sfiora il dubbio che non sia la scelta migliore del mondo correre velocemente verso la soluzione. Anche perchè cercare una soluzione senza sapere che emozione stiamo provando rischia di metterci nella scomoda situazione di tentare di risolvere un problema avendo solo la metà dei dati necessari. Ci mancano quelli interiori: abbiamo solo quelli esterni. Eppure sono importanti i dati interiori perché se ci accorgiamo che abbiamo paura, potremmo capire prima che è possibile che alcuni aspetti siano ingigantiti dall’ansia. Se ci accorgiamo di avere un senso di inusitato trionfo potremmo prestare attenzione a dove stiamo mettendo i piedi perchè quando trionfiamo è facile scivolare e cadere. Potremmo accorgerci subito se siamo troppo accondiscendenti o troppo evitanti e usare questi elementi squisitamente emotivi per scegliere se agire o aspettare, intervenire o rimandare. Quando prende il sopravvento l’amore per la soluzione ci dimentichiamo che solutio – la radice della parola soluzione – è un termine che usavano gli alchimisti. Significa diluire, sciogliere nelle diverse componenti la materia per permettere la trasformazione del piombo in oro. Loro non ci riuscirono ma noi adesso sappiamo come trasformare il piombo del dolore nell’oro della trasformazione: riconoscere, accettare, esplorare, non-identificarsi, mischiati in ordine casuale e in diverse quantità perchè la vita ha un ordine che non conosciamo prima ma solo dopo. Soprattutto, per vedere qualcosa di nuovo, guardare dall’angolo più s-comodo.

Dovremmo fare cataloghi
dividere le cose
metterle nel calibro
pesarle.
I conti non tornavano, le cose
sovente, cambiavano colore,
consistenza, sapore, dimensione.
A occhio allora scegliemmo,
a fiuto, fidando dell’istinto.
I risultati non furono migliori.
In ogni caso ci volle sofferenza
la pazienza che logora la polpa
perché l’osso risplenda. Bartolo Cattafi

Pratica di mindfulness: La meditazione del fiume

© Nicoletta Cinotti 2021 Il programma di Mindful Self-compassion

 

 

 

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