Lo scopo delle parole dovrebbe essere quello di comunicare, di metterci in contatto, in relazione. Una esperienza, condivisa, acquista un significato che non raggiungeremmo se la lasciassimo chiusa dentro di noi.

Tutto quello che avremmo da dire potrebbe esaurirsi in poche parole. Basterebbe dirle e ascoltare il loro impatto. Condividere quell’altra forma di linguaggio da cui nascono le parole che è il silenzio.

In quello spazio potrebbe dispiegarsi la forza e l’intimità di ciò che abbiamo condiviso, la forza e la profondità di quello che abbiamo detto. Però temiamo quel silenzio condiviso quasi più della verità e così aggiungiamo qualcosa che dovrebbe spiegare, abbellire, rafforzare, comunicare con maggiore forza e, invece, sommerge la verità delle nostre intuizioni.

Troppe parole uccidono la comunicazione.

Le parole ci permettono di condividere ciò che sappiamo e anche di convogliare intuizioni agli altri. Da sempre i maestri spirituali hanno lasciato dietro di sé tracce in forma di parole portatrici di conforto e cura. Le parole sono di certo necessarie – ma da sole non sufficienti – per risvegliare saggezza. Capita anche che il potere delle parole venga sprecato, tanto da impedire la trasmissione di saggezza agli altri. Gregory Kramer

Pratica di mindfulness: Meditazione su corpo, respiro, suoni, pensieri

© Nicoletta Cinotti 2017 Il protocollo di Mindfulness interpersonale Foto di ©liberoilverso

 

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