Impariamo ad amare nelle nostre relazioni familiari. Nel rapporto con i nostri genitori e con i nostri fratelli. Impariamo ad amare da bambini con i compagni di scuola e con gli amici di gioco. In questo corso intensivo di apprendimento all’amore ogni bambino vive sentimenti intensi perché prova emozioni di cui non ha la padronanza. Il senso di abbandono, di solitudine, la gelosia, il desiderio di attenzione, il desiderio di cura sono tutti ingredienti che entrano nella ricetta dell’amore. E, soprattutto, che entrano nelle nostre difese.

I bambini hanno una mente essenziale: se il mio amico non è più mio amico perché è arrivato in classe un altro bambino, la traduzione emotiva di questa esperienza può diventare “Tutti i bambini nuovi sono pericolosi”. Se la mamma esce dopo un rimprovero, la traduzione emotiva può diventare “Se sono cattivo mi abbandona”. Sono traduzioni emotive improprie perché prendono una singola esperienza e ne fanno una legge generale.

Man mano che cresciamo ampliamo queste traduzioni emotive e le rendiamo più ricche. Capiamo che le cose non sono semplici, che più elementi concorrono ad una situazione. Che le relazioni iniziano e finiscono e che questo è perfettamente normale.

Lo capiamo su quasi tutto perché poi, per ognuno di noi, rimane attiva almeno una traduzione emotiva impropria: quella che nella nostra infanzia ci ha fatto più paura. E così diventiamo succubi dell’amore. Succubi perché facciamo di tutto perché nella nostra relazione attuale non succeda di nuovo quello che temiamo. Siamo gelosi perché l’arrivo di un fratellino ci ha spodestato? Facciamo di tutto per non venire più spodestati dal cuore di chi amiamo. Tutto vuol dire che facciamo troppo. Accettiamo troppo, sopportiamo troppo e riduciamo la nostra vita e la nostra relazione ad un cassetto troppo piccolo per noi. E in questo modo rimaniamo intrappolati dalla nostra paura prima ancora che dalla relazione con l’altro. E la persona che amiamo diventa, a sua insaputa, attore di una commedia – o tragedia – scritta molti anni prima. È il momento di rinnovare il calendario degli spettacoli: ogni teatro lo fa. Facciamolo anche noi: quest’anno mettiamo in scena qualcosa di nuovo. Come fare? Basta lasciar andare e riconoscere e accettare la nostra paura più profonda. Se non ci ha uccisi da bambini non ci ucciderà di certo da adulti.

Se coltivi la consapevolezza non c’è una sola esperienza della tua vita che non possa insegnarti qualcosa, rispecchiando la tua mente e il tuo corpo. Jon Kabat Zinn

Pratica di mindfulness: Cullare il cuore (File audio di pratica. Clicca sulle parole per ascoltarlo)

© Nicoletta Cinotti 2017 Il protocollo MBCT

Foto di ©paololongo48

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