Nel percorso di queste settimane che ha attraversato le quattro dimore divine – gentilezza amorevole, compassione, equanimità – arriviamo infine alla gioia compartecipe, l’emozione che più è legata al Natale. In fondo in Natale è proprio l’impegno a condividere la gioia, attraverso i regali, attraverso la fiducia che porta nella nostra vita, attraverso lo scambio degli auguri. Cosa sono gli auguri se non il dono di condividere la felicità che può arrivare nella vita degli altri? Eppure è più facile provare compassione che gioia per la fortuna altrui. O meglio, se anche la compassione ha qualche difficoltà perché presuppone la disponibilità a sentire e riconoscere la presenza del dolore, essere felici per la fortuna di un’altra persona è davvero un’impresa eroica. Soprattutto se l’altra persona non è uno stretto familiare.

Schadenfreude: parole strane per sentimenti familiari

Schadenfreude è una parola tedesca che esprime un sentimento internazionale: la felicità per la sfortuna occorsa a qualcuno che non amiamo. Non è un sentimento nobile ma non so quanti di noi  possono davvero dire di non averlo mai provato. A volte ci è addirittura sembrato un segno della giustizia divina. Ecco questo sentimento, così come anche la familiarissima gelosia, sono all’opposto della gioia compartecipe.
Eppure la capacità di condividere la gioia è parte della nostra natura sociale e ha una radice ancora più profonda della compassione. Nasce dalla semplice constatazione che preferiamo sentirci felici piuttosto che infelici e la felicità condivisa è un grande aggregatore come sanno bene i giocatori di una squadra che ha appena incontrato una vittoria ( e sperimentano, all’opposto, conflitto e tensione di fronte ad una sconfitta). Come esseri umani non abbiamo solo un impulso aggressivo e competitivo: il primo impulso con cui nasciamo è verso l’altro. È la capacità di stabilire e crescere dentro una relazione sociale che permette di vivere e non solo di sopravvivere. Per la sopravvivenza, comunque, usiamo competizione e aggressività.

Un’educazione alla gioia

Anche se i bambini conoscono i sentimenti di invida e gelosia, sono sempre capaci di condividere la gioia di un amico e mostrano, senza troppa fatica, questa gioia. Quella è una qualità che è opportuno rinforzare perché possa essere una pianta robusta nell’età adulta. Siamo sicuri di non spostare, invece, troppo la bilancia sulla competizione e sull’ottenere il massimo risultato? E soprattutto, se crediamo che sia possibile una educazione verso le qualità positive, perché diamo spesso una visione pessimistica della vita ai nostri figli? Perché siamo convinti che insegnargli a lottare duramente porti più risultati che insegnare una logica di condivisione? Mudita è spesso un sentimento insegnato verso le persone della propria famiglia. Sottolineiamo l’importanza dell’essere felici del successo dei fratelli ma cosa succede se usciamo dal ristretto circolo familiare? Possiamo essere davvero felici per la gioia di un collega, per il suo successo? O pensiamo che la vita sia una torta con poche fette a disposizione?

La mente di povertà

La nostra mente funziona con un pensiero dualistico, così, molto spesso, se un altro prova gioia ci sentiamo più poveri. Non è così: è un pensiero e i pensieri non sono fatti ma è importante essere consapevoli di questo processo mentale che porta con sé una catena di emozioni negative. Il “vero nemico” non è la felicità dell’altro: è la nostra mente di povertà. E più ci separiamo dagli altri e più ci sentiremo poveri, minacciati da un’esistenza in cui siamo noi ad imporci di trovare tutte le risorse e tutte le risposte. Annebbiati dalla paura, la felicità degli altri può sembrare una minaccia in più.

Una mente di povertà è un cuore irrigidito, spaventato, freddo, sterile. È un cuore non disposto ad aprirsi, ad accogliere la vita con tutto ciò che essa porta e comporta. È un cuore che fugge dai luoghi che lo spaventano, che tira indietro la mano per non contaminarsi, per non includere l’esperienza dell’altro dentro di sé. È un cuore che non ascolta e non vuole ascoltare, che preferisce ciò che già conosce e non vuole lasciarsi stupire. È un cuore povero perché non sa cogliere ciò che c’è di sublime in ogni momento, se lo si guarda con gli occhi della non conoscenza. Stefano Bettera

La noia: il vero antagonista della gioia

La gioia è un’emozione sempre accessibile, ogni volta che siamo radicati nell’esperienza del momento presente. Ogni volta che permettiamo alla nostra mente sensoriale di essere viva. E non solo alla nostra mente dialogica e narrativa. Così quando ci annoiamo potremmo chiederci dov’è la nostra mente sensoriale e risvegliarla perché ci consenta di trovare la gioia nel singolo istante.

Perché la noia è solo l’incapacità di connettersi a qualcosa, ad una esperienza. Può accadere perché ci sentiamo forzati a fare qualcosa che non vogliamo oppure perché, per qualche ragione, non riusciamo a tenere la nostra attenzione focalizzata su quello che stiamo facendo: è questo che fa sfuggire i nostri momenti di gioia. “Potevo essere me stessa ma senza stupore e questo avrebbe voluto dire qualcuno di completamente diverso”, dice Wislawa Szymborska descrivendo meravigliosamente come è perdere l’esperienza dello stupore, quell’esperienza assente quando la noia entra nella nostra vita. In quel momento, nel momento in cui sorge la noia, in genere cerchiamo una esperienza diversa: e questo ci mette spesso nella compulsione del desiderio, attivatore di altra infelicità. Lì, invece, possiamo percorrere la strada semplice: cercare la mente sensoriale e trovarci così a risvegliare la gioia e il piacere di condividerla.

La gioia e la libertà dalla compulsione del desiderio

La nostra tendenza a stare nella mente narrativa e razionale produce milioni di milioni di attimi di noia. Per combatterli cerchiamo esperienze nuove senza renderci conto che il desiderio, quando non nasce come impulso interiore alla crescita ma come cura della noia, finisce per infilarci in una spirale di insoddisfazione. Abbiamo bisogno di sempre maggiori stimoli, di sempre maggiori novità e la mancanza di queste novità inaridisce la nostra mente diminuendo la nostra capacità di apprezzare quello che abbiamo. Sviluppando Mudita impariamo ad apprezzare la completezza del momento presente e offriamo le basi perché si sviluppino compassione e gentilezza amorevole. In questo senso, ancora una volta, la pratica di mindfulness rivela il suo aspetto immanente e non trascendente. La pratica è dove avviene la vita. Possiamo aver bisogno di momenti di solitudine ma è la capacità di stare con equanimità, compassione, gioia compartecipe e gentilezza negli eventi della nostra vita che produce la nostra personale illuminazione.

Le sfumature della gioia

Così la gioia ha tutte le sfumature del mondo perché ha tutte le sfumature del momento presente e della loro ricchezza. Come dice Marguerite Yourcenar, Dio ha 33 nomi e sono tutti nella nostra vita quotidiana. 1. Mare al mattino 2. Rumore dalla sorgente nelle rocce sulle pareti di pietra 3. Vento di mare a notte su un’isola 4. Ape 5. Volo triangolare dei cigni
6. Agnello appena nato, bell’ariete, pecora.7. Il tenero muso della vacca, il muso selvaggio del toro 8. Il muso paziente del bue 9. La fiamma rossa nel focolare.10. Il cammello zoppo che attraversò la grande città affollata andando verso la morte.11. L’erba. L’odore dell’erba.12. (disegno suo, come tanti asterischi, stelline) 13. La buona terra La sabbia e
la cenere 14. L’airone che ha atteso tutta la notte, intirizzito,e che trova di che placare la sua fame all’aurora 15. Il piccolo pesce che agonizza nella gola dell’airone 16. La mano
che entra in contatto con le cose 17. La pelle – tutta la superficie del corpo 18. Lo sguardo e quello che guarda 19. Le nove porte della percezione 20. Il torso umano 21. Il suono di una viola o di un lauto indigeno 22. Un sorso di una bevanda fredda o calda 23. Il pane 24. I fiori che spuntano dalla terra a primavera 25. Sonno in un letto 26. Un cieco che canta
e un bambino invalido 27. Cavallo che corre libero 28. La donna dei cani 29. I cammelli che si abbeverano con i loro piccoli nel difficile wadi 30. Sole nascente sopra un lago ancora mezzo ghiacciato 31. Il lampo silenzioso Il tuono fragoroso 32. Il silenzio fra due amici 33. La voce che viene da est,entra dall’orecchio destro e insegna una canto.

Che il tuo Natale possa essere pieno di gioia e di gioia compartecipe della felicità degli altri

© Nicoletta Cinotti 2018

Photo by erin walker on Unsplash

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