Tra pochissimi giorni riprenderà la vita normale e, appena incontreremo un collega, la domanda classica sarà: “Passate bene le feste? Cosa hai fatto?“.

La risposta più rivoluzionaria – in un mondo pieno di programmi per le vacanze – è “nulla“. “Ho oziato“. L’ozio, tanto inviso nelle generazioni dei nostri nonni e dei nostri genitori, non sembra essere più un problema. Siamo tutti occupati a fare qualcosa, incluso distrarci, che diventa un’azione con uno scopo: non pensare a nulla. Alcuni autori però ritengono che questa compulsività rispetto al divertimento, questa iperattività delle vacanze sia, in realtà, una forma grave di ozio e di pigrizia. Perché ci sottrae il tempo contemplativo. Quel tempo in cui possiamo dispiegare il respiro e il cuore.

In fondo, dice Thich Nhat Hanh, ci teniamo occupati per non permettere che quello che appartiene alla nostra coscienza radice venga a galla e chieda soccorso. Ci teniamo occupati per non sentire la voce della coscienza che approfitta dei momenti liberi per fare occhiolino.

Vorrei poter dire che non ho fatto nulla: non è vero. Ho fatto tante cose ma ho cercato di non tenermi occupata. Ho cercato di fare in modo che, tra le tante cose, rimanesse uno spazio vuoto per ascoltare. Per ascoltare lentamente. Perché tutte le volte che pretendiamo di ascoltare a comando, ci sfugge la nostra vera voce.

È come quando hai un figlio adolescente. Passa la maggior parte del tempo chiuso in camera sua. Poi, ogni tanto, compare e ti rivela, a sorpresa, un pezzo di anima. Quando lo decide lui. Tu sei inerme. Devi solo aspettare. Ma se non stessi in casa ad aspettare, dicendoti che, tanto, lui è sempre chiuso in camera sua, quel piccolo miracolo non avverrebbe mai.

Dobbiamo aspettare perché la nostra coscienza ci parli. Un ascolto lento che è ripagato da quello che la nostra coscienza adolescente ci racconterà, a sorpresa.

Nel silenzio possiamo anche renderci conto che non sapere cosa fare può essere altrettanto utile che sapere sempre cosa fare. Perché non sapere ci impedisce di prendere direzioni sbagliate. Non sapendo cosa fare la nostra attenzione si affina. Un po’ come succede quando abbiamo perso la strada in un bosco e prestiamo attenzione a tutti i dettagli per ritrovarla. È in questi momenti che si apre uno spiraglio impensabile sulla nostra vita: spesso è proprio quando ci sentiamo persi che troviamo la nostra vera direzione. Nicoletta Cinotti in Scrivere la mente

Pratica del giorno: La consapevolezza del respiro

© Nicoletta Cinotti 2020 Scrivere la mente: tre laboratori di meditazione e scrittura a Milano e Genova

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