Le cose più preziose spesso rimangono segrete. C’è un pudore e una timidezza nel mostrarle. Una difficoltà nell’esporle. Oggi sappiamo che la nostra quota di timidezza è legata al modo in cui funziona il nostro profilo di attivazione. Nasciamo timidi oppure disinibiti.

Poi l’educazione fa il resto. Spesso la timidezza è poco approvata e chi ne soffre – sì perché è anche una sofferenza – viene spinto ad essere più sciolto, a mostrarsi di più. Quel freno però è interno e ci insegna, senza parole, a mostrarci o proteggerci.

Rilette alla luce del nostro profilo di timidezza le emozioni appaiono diverse. Per una persona timida le emozioni intense sono un problema. Ne deve stare lontano perché, per loro natura, lo porterebbero ad esporsi. La vicinanza stessa può essere un problema perché gli occhi dell’altro, per un timido, sono sempre troppo grandi.

Poi è arrivata la realtà virtuale: quella in cui senza mostrarti ti esponi. E questo ha dato ai timidi un po’ di sollievo e libertà in più. Credo che senza lo schermo del mio computer non sarei mai riuscita a dire quello che dico. Sarebbe rimasto chiuso in un cassetto, come faccio spesso. Da vera timida. Aprirmi, senza uno sguardo diretto è più facile. È come se scrivessi una pagina personale e ci fossero solo i miei occhi.

La cyber dis-inibizione però non è solo positiva: non vedere il viso degli altri non permette di cogliere le emozioni che suscitano le nostre parole e riduce così, giorno dopo giorno, la nostra soglia di empatia, la nostra capacità di provare compassione. Così quando scrivi, sul cellulare o sul computer, quando navighi nella realtà virtuale, immagina sempre di parlare a qualcuno, immagina sempre di avere degli occhi che ti guardano. Immagina sempre le emozioni che puoi suscitare perché perdere empatia e compassione non è dis-inibizione è dis-umanità.

I circuiti cerebrali proposti alla socialità e alle emozioni hanno delle difficoltà online, perché la nostra struttura neurologica è costruita sulle interazioni faccia a faccia. Goleman, Senge

Pratica di mindfulness: Self compassion breathing

© Nicoletta Cinotti 2017 Verso un’accettazione radicale  Foto di © Loris Rizzi

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