In questo periodo iniziano ad arrivare gli inviti per le cene natalizie. Abbiamo voglia di farci gli auguri – a volte siamo addirittura sorpresi di essere scampati a tutti i rischi e pericoli dell’anno appena passato – abbiamo voglia di festeggiare e iniziare qualcosa di nuovo. Tutto lecito e legato – almeno nell’intenzione – al piacere.

Eppure sento dire spesso “devo”…”non posso perché devo andare, devo fare, mi hanno invitato anche là e devo proprio andare…“Una lunga lista di doveri che non comunica affatto una sensazione di festa e di piacere. Mi domando come abbiamo fatto – mi inserisco anch’io – a trasformare una festa in un peso, in un obbligo, in un dovere. Forse è proprio perché è diventata un obbligo che ha perso la leggerezza della festa? L’aspettativa piacevole dell’incontro è rimasta soffocata sotto strati di doveri? Ma cos’è che dobbiamo davvero fare di tanto importante? Non potremmo semplicemente dire “Ho scelto di fare questo e non quello“, “Voglio andare lì e non là“. Perché temiamo così tanto di manifestare le nostre scelte da doverci raccontare che abbiamo dei doveri a cui non possiamo mancare?

Così questo Natale farò quello che ho sempre voluto fare: sceglierò.

Mi regalerò delle feste e delle cene a cui scelgo di andare. E saluterò con affetto quelle a cui non scelgo di andare perché, molto semplicemente, tutto non si può fare. Non voglio più permettere a me stessa di trasformare i piaceri in doveri. Questa non è empatia, come ci raccontiamo, dicendo che ci dispiace ferire gli altri con il nostro rifiuto. Questa è paura della disapprovazione e desiderio di essere sempre approvati. Non “devo andare a cena da“come sento dire con uno sguardo che cerca comprensione o compassione: scelgo da chi andare e, in mezzo, ogni tanto, sceglierò anche di non andare per stare un po’ con me. Questa è una compagnia che non mi concedo quanto vorrei.

Alla fine non possiamo misurare il nostro successo sulla base di quanto siamo richiesti e invitati, né il nostro insuccesso sull’opposto. Non possiamo misurare la nostra vita sulla base di quanto siamo appesantiti dai doveri sociali. Abbiamo sempre una scelta: quella dei piaceri sociali, che coltivano ed esprimono la nostra autentica socialità da vivere tutto l’anno e non solo a Natale!

Chi per una volta ha offerto un pranzo agli amici ha assaporato il gusto d’esser Cesare. E’ un fascinoso zarismo sociale cui non c’è modo di resistere. Herman Melville

Pratica di mindfulness: La pratica di gentilezza amorevole (Meditazione live)

© Nicoletta Cinotti 2019 Il protocollo MBSR

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