Non so com’era per te ma io non vedevo l’ora di tornare a scuola. Le mie lunghissime vacanze che andavano da giugno a settembre – si tornava a scuola il 1 Ottobre – alla fine scolorivano nella noia e nell’attesa. L’attesa di ricominciare, di ricomprare i quaderni nuovi, le penne, l’astuccio. Settembre era quasi tutto occupato da questa attesa: avevo già letto tutto il leggibile e dovevo solo aspettare. E mi annoiavo abbastanza. Non tantissimo ma ogni giorno un po’ di più. Alla fine il primo giorno di scuola ero felice come una Pasqua!

Lo scrivo perché ora sono sull’orlo della ripresa lavorativa. Un ritorno che ha tutte le caratteristiche del “tornare a scuola” – ossia del riprendere la routine e la quotidianità. Quest’anno però è diverso per tutti: per chi torna a scuola davvero – insegnanti e studenti – e per chi torna alla routine lavorativa ( e siamo fortunati ad averla). La grande differenza non si chiama Covid: si chiama incertezza. Difficoltà di prevedere e, alla fine, si chiama paura. Una paura che ha un protagonista microscopico alla regia ma gli attori non sono così microscopici: sono i tanti aspetti della vita quotidiana. Così non c’è niente da fare che tirare fuori la cassetta degli attrezzi utile in queste situazioni.

Il primo strumento è la flessibilità: più siamo flessibili più possibilità abbiamo:programmi e schemi mentali troppo rigidi non sono destinati ad avere molto spazio. Per essere flessibili abbiamo anche bisogno di un po’ di vuoto in più che ci dia la possibilità di riorganizzare velocemente sulla base di mutate necessità. E, paradossalmente, accettare che i tempi sono diversi. Ci metti di più a fare la spesa ma magari meno ad andare a lavoro perché sei ancora in smart working. E poi ho capito una cosa. L’ho capita nelle mail che ho letto in queste settimane e cerco di impararla perché non l’ho ancora imparata bene. Abbiamo tutti bisogno di una quota di gentilezza in più. Quando compriamo qualcosa e quando vendiamo qualcosa abbiamo bisogno di più gentilezza di prima. Così ogni volta che ho risposto “gentile ma non troppo” ho capito che non me lo posso permettere perchè siamo tutti più spaventati e quindi ci vuole un grado di gentilezza più alto. Ma, soprattutto, nessuno di noi compra più solo qualcosa, tutti, dal panettiere per arrivare ad Amazon, cerchiamo anche una relazione – a distanza – ma affettuosa. Non ci basta più avere ma vogliamo anche e, soprattutto, essere.

Lo sto imparando nell’unico modo che conosco per imparare: sbagliando.

Avere il permesso di sbagliare permette al nostro bambino interiore di essere più spontaneo. John Bradshaw

Pratica di mindfulness: La meditazione della montagna

© Nicoletta Cinotti 2020 Reparenting ourselves

 

La copia di questo contenuto non è consentita

Iscriviti alla nostra newsletter ed unisciti alla nostra comunità.

Riceverai per 7 giorni un post quotidiano di pratica.

Poi potrai scegliere se iscriverti alla rivista Con Grazia e Grinta che esce ogni Domenica oppure alla Newsletter quotidiana con spunti di pratica e link a file audio di meditazione

I tuoi dati personali saranno tutelati  nel rispetto della privacy del GDPR e non saranno diffusi ad altri.

Subscribe

* indicates required
Vuoi ricevere
Email Format

Iscrizione Completata con Successo!