Qualsiasi atto compiamo nelle nostre giornate, anche quello di scrivere o leggere, ha in sé tutto ciò che ci occorre perché possa essere fatto con consapevolezza. La presenza mentale non è qualcosa che richiede gli occhi chiusi o la pratica formale di meditazione.

Essere presenti richiede semplicemente di essere in contatto con l’aspetto percettivo di ciò che sta avvenendo: con le sensazioni che provengono dal corpo, dal respiro, dal nostro essere nell’ambiente in cui ci troviamo. A questo poi si aggiunge un elemento piccolo ma fondamentale: permettere. Permettere che quello che stiamo provando, quello che sta accadendo, sia esattamente com’è. Non un nemico da correggere o riparare ma un maestro che ci indica la strada dell’attenzione. Ciò che avviene ci richiama all’attenzione: combatterlo ci porta altrove. Nelle ragioni per cui la nostra vita dovrebbe essere diversa da com’è.

Permettere non è solo ricevere: è fare spazio perché ciò che sta accadendo sia pienamente percepito. Questi due elementi – permettere e percepire – ci riportano alla nostra naturale capacità di presenza, quella che abbiamo fin dalla nascita.

Dimentichiamo quanto perdiamo nel nostro tentativo di fare in modo che le cose siano diverse, che le condizioni siano ottimali, che quello che c’è scompaia, a volte per la semplice ragione che non l’abbiamo scelto noi. Per il semplice fatto che è sfuggito al nostro controllo lo riteniamo una minaccia alla nostra esistenza.

Questa correzione diventa la radice dell’irrequietezza che ci porta a continui aggiustamenti. Aggiustamenti che ci rendono consapevoli solo di quanto la realtà sia distante dall’ideale. Così quando pratichiamo non facciamo altro che fare spazio: fare spazio perché – anziché respingere e rifiutare – ci sia possibile accogliere ciò che è presente, per il semplice fatto che è già avvenuto. Questo spazio, nei momenti difficili, diluirà il sale dell’amarezza, ammorbidirà la durezza della vita. E ci riporterà alla sincerità.

Quando la perdita scardina le porte del cuore

o la tristezza ti oscura la vista con la disperazione

la pratica diventa semplicemente il supporto alla verità. Danna Faulds

Pratica di mindfulness: Choicheless awareness

© Nicoletta Cinotti 2015

Foto di ©Mari.ella

 

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