Tre tempi

Qualche anno fa – durante un periodo in cui ho avuto un problema di salute – ho realizzato per la prima volta che si può perdere la memoria del futuro. Non la memoria degli eventi passati, che sappiamo essere soggetta a decadimento. Ma quella che, in termine tecnico, si chiama proprio memoria del futuro.

La memoria del futuro è connessa alle nostre abilità di pianificazione, progettazione e immaginazione. Ci proiettiamo nel futuro a partire dalle nostre motivazioni presenti. Ne abbiamo bisogno per organizzare e dare una forma alle nostre azioni. Agisce sia su scala temporale brevissima che più ampia. Per andare in ufficio devo sapere quanto tempo mi occorre e che strada fare e che il fatto che andrò in ufficio significa che non sarò in giardino e quindi che quello che avevo in mente di fare in giardino deve essere spostato al fine settimana. Giusto per fare un esempio, ovviamente.

Noi ci muoviamo continuamente su questi tre tempi: presente, passato e futuro. E dall’equilibrio tra lo spazio che occupa ciascuno di questi tempi possiamo comprendere come stiamo emotivamente e fisicamente. Molte persone durante una malattia fisica riducono la memoria del futuro. Lo stesso può accadere in certe situazioni emotive: non sappiamo più con chiarezza che direzione vogliamo prendere e quindi viviamo giorno per giorno, senza “allungarci” oltre.

Le emozioni connesse a questi tre tempi

Ovviamente le nostre emozioni sono connesse a quello che realmente viviamo ma la nostra possibilità di spostarci nel passato e nel futuro fa sì che ci siano emozioni specificatamente legate al passato – nostalgia, rimorso, rammarico, senso di colpa, piacere, divertimento, per citarne alcune tra le più frequenti – e altre connesse al futuro – speranza, fiducia, ansia, aspettativa, paura e così via.

Quanto tempo dimoriamo nel passato e nel futuro ci dice qualcosa su quella che è la nostra tendenza prevalente: se stiamo molto nel passato potremmo avere un mood depressivo; se siamo troppo nel futuro un mood ansioso (il mood è lo stato d’animo). Non a caso ho usato la parola dimorare: in genere i pensieri che ci portano da una parte (passato) all’altra (futuro) hanno una certa durata temporale e possono anche astrarci dalla realtà presente.

Mettere in equilibrio

Credo che inizi ad essere chiaro che non possiamo rinunciare a nessuno di questi tre tempi ma, anche, che è necessario che ci sia, tra di loro, un saggio equilibrio, adeguato alle circostanze in cui ci troviamo. Possono esserci molte attività in cui abbiamo bisogno di navigare nel passato o nel futuro ma questo non deve diminuire la nostra capacità di stare nel presente. Capacità che, invece, può andare in sofferenza se siamo troppo proiettati dall’una o dall’altra parte.

Perchè soffriamo la perdita di equilibrio

Ci colleghiamo al passato e al futuro prevalentemente attraverso i pensieri. Il passato può essere più facilmente richiamato da esperienze percettive ma, una volta che il ricordo si è attivato, i pensieri hanno una parte dominante che sostiene il ri- emergere di vecchie emozioni e ne produce di nuove. Sono i pensieri che ci proiettano nel futuro – a volte con immagini, che consideriamo sempre forme di attività mentale – a volte con programmi, progetti e liste di cose da fare. Questo prevalere dei pensieri connessi alla memoria del futuro e del passato è pericoloso perchè sono i nostri pensieri che attivano stati emotivi e modalità disfunzionali di ripetizione. In qualche modo – senza esserne consapevoli – rischiamo di duplicare nel futuro il nostro passato. Il che può essere una fortuna se il nostro passato è andato bene ma non sempre è così. Oltre al fatto che la realtà cambia abbastanza velocemente e questo cambiamento rischia di rendere fallimentare la ripetizione e la traslazione del passato su futuro.

Abbiamo quindi bisogno di alcuni elementi

Abbiamo quindi bisogno di avere un solido ancoraggio al presente perchè la nostra memoria del passato e quella del futuro non facciano danni ma siano a nostro sostegno. Anche per il presente parliamo, stranamente, di memoria. Come dice Kabat Zinn abbiamo continuamente bisogno di ricordarci di essere presenti. Più siamo in contatto percettivo con il mondo e più questo è facile perchè la percezione, la consapevolezza corporea, forniscono ancoraggi al presente.

Detto così però dimorare nel presente sembra essere una buona intenzione senza strumenti. Gli strumenti invece ci sono. Eccoli qua:

  • molte delle nostre tensioni fisiche sono storiche, ossia sono espressione di contrazioni muscolari sviluppate a partire da emozioni avversative. Il permanere di queste tensioni ri-attualizza le emozioni che le hanno prodotte. Lavorare sul corpo quindi permette di sciogliere le tensioni e di lasciar andare una memoria del passato disfunzionale;
  • l’attenzione è un elemento fondamentale per l’ancoraggio al presente. La realtà ci offre continui stimoli: abbiamo bisogno di essere consapevoli di quello che stiamo facendo nel momento in cui lo stiamo facendo. In una parola di essere concentrati su una cosa per volta. Niente multitasking per dimorare nel presente. Anzi il multitasking produce quella sensazione di mente dispersa, quella sgradevole confusione nell’attenzione che si verifica quando facciamo una cosa e pensiamo a quelle che è necessario fare dopo;
  • essere attenti può non essere sufficiente se non riusciamo a dare significato a quello che stiamo facendo. Per questa ragione abbiamo bisogno di trovare momenti in cui possiamo comprendere cos’è il nostro presente. Momenti contemplativi oppure momenti riflessivi;
  • riconoscere le emozioni ci àncora al presente, mentre se facciamo fatica ad essere in contatto emotivo possiamo facilmente scivolare in fantasie o azioni inconsapevoli;
  • imparare: niente di meglio che avere l’intenzione di imparare qualcosa per rimanere concentrati su ciò che facciamo. Molto spesso però agiamo perchè lo “Dobbiamo fare” e lasciamo andare la situazione di apprendimento. Possiamo imparare qualcosa di nuovo sempre, anche ripetendo la stessa identica azione.

Intuizione e apprendimento

Associamo l’apprendimento allo studio. E quindi all’imparare qualcosa già conosciuto da altri. Siamo troppo poco stimolati all’apprendere dall’esperienza. Questo però è un elemento cardine dello stare nel presente: non si tratta di ingoiare più informazioni possibili per riprodurle ad un esame. Si tratta piuttosto di un apprendimento che passa attraverso intuizioni. E non c’è niente di più gratificante dell’intuizione per imparare dal presente. Avere una intuizione è così stimolante che motiva a rimanere radicati e attenti e suscita emozioni piacevoli anche se l’intuizione riguarda una parte di noi difficile.

Come fare allora ad avere una intuizione, un insight come dicono gli anglofoni (preferisco la parola insight perchè rende immediatamente chiaro che si tratta di visione (sight) interna (in))? Prima di arrivare al come è necessario ricordare le precondizioni precedenti: 1) attenzione non divisa; 2) percezione del corpo; 3) intenzione di imparare. Se vogliamo possiamo considerare queste come condizioni limitative perchè non sono sempre presenti. Però sono condizioni che aumentano il potenziale delle nostre capacità. Per usare una metafora, se apriamo tutti i rubinetti di casa e facciamo funzionare contemporaneamente lavatrice e lavastoviglie la pressione dell’acqua potrebbe essere insufficiente. Se apriamo solo un rubinetto non avremo problemi di pressione! Questa attenzione non divisa può essere creata anche partecipando ad attività dedicate a noi: tutte le attività di cura creano un ambiente favorevole alle precedenti condizioni.

Intuizioni, insight e novità

Un insight o intuizione è un nuovo segnale, un nuovo pensiero, un nuovo modo di mettere le informazioni insieme. Il punto però è che queste informazioni non usano la modalità consueta ed è questo che le rende rare e preziose. Quello che vediamo ordinariamente percorre le strade consuete ma per facilitare un insight abbiamo bisogno di condizioni che ci permettano di percorrere strade inconsuete. Ecco le condizioni fondamentali: 1) una mente ricettiva ossia non attraversata da opposti stimoli o in situazione conflittuale. Una qualità di mente che sperimentiamo quando abbiamo fatto lavoro corporeo bioenergetico, ossia quando non abbiamo permesso alla tensione di oscurare i dettagli della nostra esperienza. 2) L’attenzione rivolta all’interno e anche lo sguardo rivolto all’interno, perchè molte intuizioni compaiono come immagini, immagini che però non sono processate dalla corteccia visiva. Coltivare quindi uno sguardo interiore – quello che sperimentiamo con la mindfulness – facilita il processo di insight e riduce le distrazioni dovute agli stimoli che arrivano dall’esterno.3) Avere un umore leggermente positivo: più l’umore è positivo più vediamo connessioni diverse. L’umore negativo tende a farci ripetere gli stessi passi e restringe la prospettiva con la quale guardiamo alle cose. Mentre le emozioni positive allargano la stessa prospettiva. E quindi permettono alle nuove idee di varcare la soglia della nostra critica. 4) Infine, l’ultimo elemento, paradossale ma vero: non pensare attivamente alla soluzione facilità l’emergere di buone intuizioni!

In conclusione

In conclusione cosa aspetti a partecipare a Dimorare nel presente, dimorare nel corpo? È nato proprio per realizzare queste condizioni e trasformare il tuo presente in una opportunità unica di apprendimento!

© Nicoletta Cinotti 2017 Foto di ©Matthew Vinci, ©Mariano Caffé ©Malcolm Fackender

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