Ho sempre avuto l’abitudine di parlare con gli autori dei libri e anche con i loro personaggi. Non riuscivo a lasciarli dormire sulla carta. Uscivano e, a volte, facevano parte del mio mondo per un po’. Non parlo dell’amico immaginario, quello che hanno i bambini. Io avevo, al posto dell’amico immaginario il personaggio del libro che leggevo in quel momento. E più il libro era bello e più il personaggio entrava nella mia vita quotidiana quasi fosse dotato di vita propria.

Non sceglievo personaggi da poco perché in casa c’erano solo classici. I miei genitori, se proprio dovevano spendere soldi in libri, non si arrischiavano a comprare autori contemporanei. Così sono diventata donna insieme a Anna (Karenina) ed Emma (Bovary). Certo, direte voi, non era una gran allegria visto la fine che facevano entrambe. Non sapete quante volte le ho avvisate che non valeva la pena prendersela così sul serio. Che in fondo avevano i loro bambini e che la quotidianità che vivevano non era poi così male. Il punto vero, ho capito dopo, per me era un altro. Era la rabbia che provavo all’idea che essere capaci di amare comportasse una sorta di dissoluzione della ragione. Non mi importava che questo toccasse ad un uomo o ad una donna. Era questa vena distruttiva che veniva associata all’amore che mi suscitava rabbia. Ed era da questo pericolo che volevo difendere i miei personaggi. Anche oggi voglio difendere i miei pazienti da questo stesso pericolo.

Oggi è un pericolo meno romantico eppure altrettanto distruttivo. Oggi la distruzione passa nella forma della mancanza. Come se, una vita senza una relazione stabile e duratura, fosse una vita segnata da una sorta di fallimento. Eppure abbiamo lottato decenni per affermare il diritto di scegliere l’amore prima di altre cose. Abbiamo rivendicato l’autenticità dei sentimenti, abbiamo lottato per la parità dei sessi. Abbiamo creduto che una relazione debba andare avanti fino a che c’è l’amore. Ma l’amore è una emozione e le emozioni possono diventare sentimenti solo se le coltivi. E non basta coltivarle un giorno. Le devi coltivare insieme all’altro tutti i giorni. E non è detto che l’altro la pensi proprio come te.

Avere una relazione stabile e duratura non può diventare il sostituto di una assunzione a tempo indeterminato. Non sta lì la sicurezza. La sicurezza non sta fuori. Ce lo ripete il mondo tutti i giorni. Niente assunzioni a tempo indeterminato, niente amore per tutta la vita. La sicurezza sta nell’accettare il selvaggio e il forte, l’arrivare e lasciarsi, il vincere e perdere. L’essere giovani e invecchiare. Sta nell’accettare che il tempo è un patrimonio limitato da non sprecare in inutili aggrappamenti. Io credo che oggi Anna ed Emma sarebbero free lance, magari incasinate con la gestione dei figli da separate. Credo che Vrònskij sarebbe ancora lì, indeciso su cosa fare e su come essere un uomo. Forse avrebbero fatto tutti una buona psicoterapia con vari risultati. O almeno un po’ di mindfulness (che ne avrebbero avuto davvero bisogno con quella proliferazione assurda di pensieri).  Ma credo che sarebbero tutti più felici anche se l’amore non dura per sempre.

Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo. Tutto era sossopra in casa degli Oblònskije. La moglie era venuta a sapere che il marito aveva avuto un legame con una governante francese ch’era stata in casa loro, e aveva dichiarato al marito che non poteva vivere con lui nella stessa casa. Questa situazione durava già da tre giorni ed era sentita tormentosamente e dagli stessi coniugi, e da tutti i membri della famiglia, e dai familiari. Tutti i membri della famiglia e i familiari sentivano che la loro coabitazione non aveva senso e che le persone incontratesi per caso in una locanda erano più unite fra loro che non essi, membri della famiglia e familiari degli Oblònskije. La moglie non usciva dalle sue stanze; il marito non era in casa da tre giorni; i bimbi correvano per tutta la casa come sperduti; la signorina inglese s’era bisticciata con la dispensiera e aveva scritto un biglietto a una amica, chiedendole di cercarle un nuovo posto; il cuoco se n’era andato via già il giorno prima durante il pranzo; la cuoca della servitù e il cocchiere s’erano licenziati. Dall’incipit di Anna Karenina Lev Tolstoj

Pratica del giorno: La consapevolezza del respiro

©Nicoletta Cinotti 2019 Il protocollo di Mindfulness Interpersonale

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