Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità. Marta Medeiros

C’è un’emozione ribalda che mi accompagna da quando sono nata. Ha preso tante forme diverse. Da piccola era la paura del buio, di dormire sola in una stanza che mi sembrava sempre troppo esposta. Poi è diventata la paura di non farcela a superare quello che dovevo affrontare, e poi la paura per le persone che amo. Su fino ad adesso e alle nuove paure di questa età diversa. Visto che siamo in compagnia da tanto tempo ho imparato a conviverci. Ho capito che è un’emozione che non si può buttare via; sembra che sia uscita dalla porta e rientra dalla finestra.

L’unica cosa seria che ho imparato a fare è quella di portarla con me sul cuscino. Lei mi fa agitare, vorrebbe che mi muovessi, che mi spostassi ma io rimango lì in sua compagnia. So che è questione di aspettare e poi anche lei si calma e mi svela – dopo l’agitazione – quello che l’ha fatta preoccupare. Mostrandolo si calma anche lei perché la paura arriva sempre prima delle rivelazioni. Quando arriva la rivelazione la forza della verità la fa sciogliere come neve al sole. Se la paura rende il cuore come l’inverno, la rivelazione lo rende come la primavera.

Quando si ha paura il cuore diventa di neve: freddo, ogni cosa, anche la più leggera, lascia l’impronta.

A volte sono paure bambine, infantili, che riprendono subito una dimensione reale alla luce del giorno. Altre volte non è così: son paure vere che mi fanno compagnia perchè, attivandomi, io trovi la soluzione. L’unica cosa che ho detto alla mia paura, proprio di questi ultimi tempi, è stata, “Non  scapperò. Non voglio più scappare. Per tanto tempo mi hai convinto che altrove ci fosse un posto più sicuro. Ora so che il posto più sicuro è quello che ho qui. Che se scappo mi rimarrà comunque addosso la paura“. In questi giorni di rientro alla normalità – giorni in  cui mi rendo conto che stare chiusa in casa aveva tenuto addormentata la mia paura – scopro che la normalità è cambiata e che, stavolta, il cambiamento mi fa paura. Lei, la mia paura, è tornata. Continua a dirmi “Stai attenta” e io le rispondo di sì, solo che sto attenta al mio respiro e non ai pericoli immaginari che mi mostra davanti. Attenta al respiro così da esser pronta, ogni volta che incontro un cambiamento, a prendere la strada che mi riporta più vicina a me e non quella che mi allontana per inseguire miraggi di sicurezza che non ho mai realizzato. Ci vuole pazienza, è vero. Non la pazienza noiosa, quella della ripetizione, ma quella vibrante, ardente che sa che niente accade in un attimo, anche se a volte lo crediamo, e tutto cresce nel tempo.

Pratica di mindfulness: Lavorare con la paura oppure la meditazione delle 8.30 su Facebook

© Nicoletta Cinotti 2020 La pratica della mattina: la via di mezzo

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