Comprendere e sentire i bordi della vulnerabilità porta grazia e chiarezza. I bordi mi hanno insegnato che più usavo alcol, cibo, lavoro e qualsiasi altra cosa su cui potevo mettere le mani per intorpidire la mia ansia e la mia vulnerabilità, meno avrei capito i miei sentimenti, pensieri e comportamenti. Cercare di superare con l’astuzia la vulnerabilità è scegliere una vita disegnata dall’esaurimento e dalla sofferenza” Brené Brown

 

Forse ti sembrerà strano partire a definire il carattere orientato al desiderio dai bordi della vulnerabilità ma questa è una delle ragioni per cui i desideri sono così importanti: li usiamo coma anestetici quando sono a portata di mano e come interruttori di infelicità quando sono desideri irraggiungibili. Ma quali sono le caratteristiche dei tipi di personalità orientati dal desiderio?

 

Specchio, specchio delle mie brame

Il carattere delle persone orientate dal desiderio (e dall’avidità) è caratterizzato da un senso di ricerca e dalla voglia di sperimentare e avere di più nel tentativo di essere comodi ed evitare la disarmonia.

Si soffermano su ciò che gli piace e abbandonano con lentezza il piacere. Per questa ragione possono sviluppare delle forme di dipendenza dalle relazioni, oggetti, lavoro, sostanze. Evitano il conflitto e cercano l’armonia anche sacrificando, qualche volta, la sincerità. Ti ci riconosci?

Fin quando cercate di essere qualcosa d’altro rispetto a quelli che siete al momento, la vostra mente si sfibra. Se invece dite: ‘Questo è ciò che sono; è un dato di fatto, che ora esaminerò a fondo e capirò, allora vi è possibile andare oltre. Krishnamurti

Il desiderio e la dipendenza

Il nostro attaccamento al piacere e la nostra paura di soffrire strutturano delle forme di dipendenza da quello che ci offre un sollievo momentaneo. Perché il dolore vorremmo scacciarlo subito, senza aspettare. Nella psicologia buddista questo è Manas, l’idea che esita una identità separata dal resto del mondo che soffre di esclusioni e discriminazioni. Questa illusione di separatezza ci spinge a cercare il piacere, ad evitare la sofferenza, a ignorare i pericoli connessi alla ricerca del piacere e a ignorare i possibili benefici della sofferenza. Benefici della sofferenza? Si, per esempio dimagrire o avere uno stile di vita sano comporta delle rinunce che, sul momento, sono dolorose ma che, a lunga scadenza, risultano salutari. Inoltre, il dolore è un attivatore della compassione, del perdono, della gioia e quindi un grande aiuto per la regolazione delle emozioni (ovviamente a patto di non diventare pieni di avversione!).

No mud no lotus, diceva Thich Nhat Hanh, senza fango non crescono i fiori di loto. Senza moderazione o temperanza non riusciamo a cogliere gli aspetti negativi del piacere e gli aspetti positivi del dolore. Infine Manas ci spinge a possedere e ad aggrapparsi a ciò che possediamo che siano cose o persone poco importa!

Se diventiamo consapevoli di questi aspetti possiamo renderci conto che il punto non è eliminare i desideri ma essere consapevoli della spinta che hanno i desideri e scegliere tra desideri salutari e desideri non salutari. E se proprio la cosa non ci appare divertente scegliere la moderazione. Un po’ di follia non fa male: è la pazzia che ci uccide.

La mente che paragona e il dolore del confronto

I desideri attivano la nostra mente che paragona, la comparing mind una mente attivata dalla competizione e invidia. È una mente che registra discriminazioni e ingiustifizie ed è lontana dal comprendere l’interconnessione che lega ogni cosa e ogni persona. Come la mente di povertà – che vede quello che manca e non quello che è presente – può spingerci a esagerare nell’essere attivi e a ridurre i momenti contemplativi e di soddisfazione. Ogni volta che ci paragoniamo agli altri finiamo per entrare in una di queste due categorie: sono migliore o sono peggiore? In entrambi i casi alimentiamo un senso di mancanza. Se ci riteniamo migliori, la consapevolezza di poter perdere il privilegio alimenta un senso di instabilità. Se ci consideriamo peggiori, alimentiamo un senso di mancanza.

Invidia e gelosia

Spesso gelosia e invidia vengono confuse ma hanno significati e ragioni diverse, anche se connesse tra di loro. La gelosia è legata alla paura di perdere qualcuno o qualcosa che amiamo. L’invidia nasce invece dal desiderio di avere qualcosa che gli altri hanno e che, ci sembra, dovremmo avere anche noi o vorremmo avere anche noi per ragioni di equità. Come la gelosia, anche l’invidia ha le sue sfumature. L’invidia nasce sempre da una forma di confronto sociale che si struttura intorno a una disuguaglianza che viene considerata ingiusta. Qualcuno che conosciamo, con caratteristiche simili alle nostre, per età, posizione sociale o situazione sentimentale, è in una situazione migliore: ecco che scatta l’invidia e un desiderio emulativo Cresciamo in una cultura in cui ricevere approvazione è importante e il confronto è spesso usato come strumento di stimolo educativo. Non ci rendiamo conto di costruire oggi i problemi di insoddisfazione di domani. Anche l’esibizione dei nostri successi, dei nostri amori, e dei nostri guai non è neutra: rischia di alimentare una logica di confronto sulla quale possono facilmente crescere invidia e gelosia distruttive.

L’invidia attiva la mente di paragone: il paragone tra noi e l’altro. La gelosia attiva la mente di povertà: la paura di perdere qualcosa che riteniamo nostro e prezioso. Vuoi approfondire il tema dell’invidia e della gelosia? Trovi molto materiale su “Mindfulness ed emozioni”

La saggezza della non-discriminazione

Grazie alla saggezza della non-discriminazione, possiamo riconoscere che il malessere e il benessere esistono l’uno nell’altro e che piacevole non sempre equivale a positivo e spiacevole non sempre equivale a negativo. Per sfuggire alla sofferenza spesso cerchiamo nutrimento e a volte lo cerchiamo nel frigorifero, oppure rimanendo attaccati ad uno schermo anche se quello che vediamo non è poi così interessante. Osservare e sperimentare senza discriminazione quello che proviamo non è cosa semplice: è pane per cuori coraggiosi e nutrimento per la nostra storia di guarigione.

Anche la sofferenza e la depressione hanno bisogno di nutrimento per vivere. Se la depressione rifiuta di andarsene è perché continuiamo ad alimentarla ogni giorno. Possiamo osservare in profondità ciò di cui si nutre la nostra sofferenza e forse scopriremo che ci sono desideri che fanno più male che bene e desideri che nutrono anche senza aprire la porta del frigorifero!

© Nicoletta Cinotti 2022

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