Passeremo questo fine settimana in buona compagnia. Domani infatti ci sarà una poesia di Jón Kalman Stefánsson e oggi un brano sulla scrittura, sempre dello stesso autore, tratto da, “La prima volta che il dolore mi salvò la vita”. Iperborea Editore

Jón Kalman Stefánsson è un poesta islandese che ha scoperto da adulto e per caso, la sua passione per la scrittura. Prima aveva lavorato come manovale, era stato imbarcato su un peschereccio e poi aveva lavorato in una fabbrica per la conservazione del pesce. Dopo aver abbandonato gli studi molto giovane, un programma di un astrofisico, Carl Sagan, lo convince a riprendere gli studi. Torna a scuola e trova un insegnante di lettere che gli dà il compito di scrivere un racconto. Ed ecco cosa accadde…

“Mi ci misi una sera, senza pensare prima a cosa scrivere; le uniche linee guida che avevo erano alcune regole su come si costruisce un racconto. All’epoca, naturalmente, non sapevo che nella scrittura esiste soltanto una regola, ovvero quella di infrangerle tutte. Cominciai a scrivere, e a quel punto è successo qualcosa. Sembrava che non avessi bisogno di pensare, quasi come se una forza dentro di me avesse preso il sopravvento, dovevo scrivere di getto, il più velocemente possibile, perché le idee mi si affastellavano con una tale foga che quasi non ce la facevo a metterle giù. Ero stupefatto, e mi sentivo bene. Mi sentivo assurdamente bene, a un tratto mi pareva di essere diventato più consapevole nei confronti della vita rispetto a prima, come se vedessi e capissi molto meglio ogni cosa. Sembrerà esagerato ma è andata proprio così: mi sentivo come se avessi incontrato me stesso per la prima volta. Semplice: come se finalmente fossi tornato a casa. Mi addormentai tardi quella sera, mi svegliai presto e il mondo era nuovo, il cielo diverso”

Forse a questo punto vorrai sapere che esito ebbe quel racconto. Non è rilevante perché molto era già successo però gli inizi sono fragili e molto vulnerabili al giudizio. Comunque ecco cosa accadde

“Consegnai il racconto. E poi cominciò la lunga attesa. La mia prima attesa da autore, anche se non ci pensavo nemmeno di considerarmi un autore solo per quell’unico racconto. Qualche giorno dopo l’insegnante restituì i compiti a tutti gli studenti tranne che a me, e mi convocò fuori dall’aula alla fine dell’ora. Tirò fuori il mio racconto, lo tenne in mano come se volesse valutarne il peso. Questa storia, disse poi guardandomi di sbieco, può darsi che tu l’abbia presa in prestito da… e fece il nome di un autore danese di cui non avevo mai sentito parlare. Mi sentii sprofondare, ma proprio fino in fondo; poi mi montò il nervoso, mi infuriai, mi sentii offeso; sostenere che quel momento meraviglioso fosse stato…rubato! Cominciai a parlare per difendermi, e Baldur (il nome dell’insegnante) alzò subito una mano per fermarmi, sorrise, ti difendi bene, disse, vedo che ti ho accusato ingiustamente. Soltanto molto tempo dopo mi sono reso conto che in realtà l’osservazione del mio insegnante era stata un gran complemento, perchè era chiaro che ai suoi occhi quel danese era un autore vero. Se la mia storia poteva averla scritta lui, allora c’era qualcosa. Allora ero qualcosa” ©Jón Kalman Stefánsson tratto da, “La prima volta che il dolore mi salvò la vita”. Iperborea Editore

©www.nicolettacinotti.net 2021 per la Rubrica “addomesticare pensieri selvatici”

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