Oggi è l’epifania e, in effetti, in questi giorni ho avuto una piccola epifania. Forse potresti riconoscere qualcosa anche della tua storia perché, in fondo, tutte le storia hanno dei punti di contatto.

Sono figlia di genitori giovani che cercavano in un figlio la risposta ad un vuoto. Almeno per mia madre era così. In più sono arrivata del sesso sbagliato. C’era già una femmina e aspettavano il maschio che poi è arrivato ed è stato un vero figlio. Questa è solo la trama. Una trama che ha dato una spinta forte verso la ricerca di genitori putativi. Ho sempre cercato mentori, persone più grandi e sagge che mi aiutassero a crescere e sono stata fortunata perché la vita è stata generosa. Ho imparato la mindfulness con Kabat-Zinn, Saki Santorelli, Florence Meleo-Meyer, Gregory Kramer, la bioenergetica con Alexander Lowen. Sono stati dei veri mentori. Quindi cosa cercavo ancora? Perché non mi sono fermata? Ecco l’illuminazione l’ho avuta l’altro giorno: ho capito che il figlio che volevo ero io. Che potevo essere per me stessa la figlia che non ho avuto ma soprattutto la madre che non ho avuto. Ho pensato per un po’ che mio figlio potesse essere il figlio che volevo ma mi ha fatto capire con forza e determinazione (e anche qualche strappo) che lui era lui e che non poteva essere il figlio che volevo. Poi ho provato a trasformare la sua compagna nella figlia che volevo. Mi sembrava che fosse una faccenda conveniente per entrambe ma anche lì, fortunatamente, ho incontrato un gentile diniego. Ho provato a farlo anche con un’amica a me molto cara: niente da fare. Ringrazio questi rifiuti. Mi hanno dato una spinta fondamentale a guardare dentro invece che continuare a cercare fuori. La tentazione di cercare fuori è un modo per tessere la stessa trama.

Quello che cercavo era me stessa. Cercavo quella me che a volte ho nascosto per vergogna. Altre volte per paura. Altre volte ancora per comodità (che poi tanto comoda non è). L’epifania mi ha regalato questa intuizione. Mi sono cercata per tutta la vita e adesso mi intravedo. L’ho fatto grazie agli altri. Alle storie dei miei pazienti che mi hanno insegnato che la cosa più importante è diventare sé stessi. Che non c’è guarigione senza autenticità. Ho curato la loro vulnerabilità per imparare a riconoscere la mia.La vulnerabilità non è una forma di deficienza: è la mancanza di fiducia in sé stessi. È pensare di doversi nascondere e cambiare per potersi mostrare al mondo.

Adesso capisco che ho un tema in sospeso. È il rapporto tra una madre, un padre, una figlia e che io sono tutte e tre queste cose. Quando l’ho detto a mio marito mi ha risposto, ridendo, che questa è la versione psicologica della trinità. Forse è così. Ognuno di noi declina una versione personale di questa triade primaria ed è quando riconosciamo che il tema non sono più i genitori esterni ma la famiglia interiore, abbiamo la nostra epifania: la nostra storia racconta come siamo cambiati interiormente nel tentativo di dare significato al vuoto e al pieno. Troppo vuoto e troppo pieno. Sembra che le cose accadano fuori ma il loro significato è dentro di noi. Ed è il significato che gli attribuiamo che guida il cambiamento, non la trama.

Il significato è il nostro oro, il nostro incenso, al nostra mirra.

Buona epifania

Nicoletta

© Nicoletta Cinotti 2022

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