Credo che, teoricamente, possiamo comprendere la bontà del lasciar scorrere perché la mente sia libera di cogliere e accogliere il presente, la sua novità. Realizzarlo però è tutt’altro che semplice. Così ho pensato di condividere quegli appunti che sono nati via via, dalle mie meditazioni sul lasciar andare. Non sono tanto organici ma sono abbastanza vissuti da essere, spero, facilmente comprensibili.

  • La prima scoperta sull’argomento lasciar andare è stato il corpo: difficile lasciar andare quando qualcosa è contratto e aggrappato. Perché ad una contrazione corporea corrisponde inevitabilmente una contrazione mentale.
  • La contrazione corporea nutre l’illusione del controllo, grande antagonista del lasciar andare. Quando desideriamo avere precisione tendiamo l’attenzione e tendiamo il corpo. Spesso questo diventa contrazione. Abbiamo effettivamente bisogno di precisione molte volte. Di quello che Kabat Zinn chiama “calibrare gli strumenti” ma, come dice spesso, è necessaria una certa quota di gentilezza perché questa precisione e questo calibrare gli strumenti non diventino controllo.
  • Imparare dal respiro: il ritmo del respiro è un continuo rimando al lasciar andare. Senza una buona espirazione finiamo soffocati e per quanto possiamo trattenere, prima o poi abbiamo bisogno di cedere al lasciar andare dell’espirazione.
  • Riderci sopra: Tutti noi abbiamo paure irrazionali. Io non amavo il mare sabbioso perché avevo paura delle tracine, pesci con spina velenosa sul dorso che si nascondono sotto la sabbia e che possono pungere chi li calpesta. Da specificare che non sono mai stata punta da una tracina, comunque, per prudenza, sceglievo se possibile gli scogli, oppure, se ero in spiaggia, iniziavo a nuotare praticamente dalla riva, con scene che, già di per se stesse, erano piuttosto comiche. Questo sguardo comico nei confronti di ciò che accade mi ha aiutato tantissimo. A volte domandarmi “Come vedrò questa cosa tra un giorno, una settimana, il prossimo anno?” è stato sufficiente per ristabilire una prospettiva più adeguata e lasciar andare con più semplicità. So che la mia tendenza a scherzare può risultare fastidiosa ma il gioco, per me, vale la candela.
  • Infine, last but not least: è inutile agitarsi tanto: tutto cambia! Tratto da Destinazione Mindfulness 56 giorni per la felicità

La legge dell’impermanenza è una legge di armonia. Jack Kornfield

Pratica di mindfulness: La meditazione del fiume

© Nicoletta Cinotti 2017 Verso un’accettazione radicale

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