L’attenzione a se stessi ed alla relazione.

È possibile che un insegnante impari ad accogliere se stesso e l’altro con apertura ed autenticità? È possibile ridurre l’incessante giudizio interno ed imparare a guardare con benevolenza ai propri tentativi ed errori? È possibile sviluppare un senso di tenerezza verso le proprie difficoltà e quelle altrui?

Quanto sarebbe stata diversa la nostra vita se i nostri insegnanti, oltre a tutto il resto, ci avessero insegnato anche questo?

E, infine, quanto potrebbe essere diversa la vita dei bambini e dei ragazzi di oggi, se a scuola potessero imparare anche questo?

Da queste domande, semplici ma essenziali, è partito il nostro viaggio con la Mindfulness nel mondo della scuola (mio e di Anna Rossi, creatrici del percorso MBTS – Mindfulness Based Teachers and Students) intrapreso ormai da qualche anno; un percorso fatto di piccoli passi e tanto impegno sincero, sulla scorta delle tante esperienze realizzate all’estero e ora anche in Italia.

La pratica della Mindfulness aiuta a portare una consapevolezza gentile e inclusiva su quanto avviene in noi e intorno a noi nel momento presente, spesso nel momento stesso in cui siamo in relazione con gli altri.

Nella Mindfulness l’intenzione e l’attitudine con cui si progetta, e si propone, il percorso è già parte del risultato. Per questo, la nostra prima azione è stata quella di lasciare emergere quale intenzione ci muoveva: portare nella nostra mente/cuore queste domande, sentirle nel profondo, e permettere che senza fretta, con cura, risuonassero dentro di noi, lasciando emergere la consapevolezza di quali fossero le qualità da coltivare e da sviluppare attraverso la pratica durante il percorso.

Abbiamo scelto di contribuire a creare un clima organizzativo fondato su modalità consapevoli di relazione, di potenziare l’attitudine a coltivare stati mentali salutari e di offrire pratiche mirate a gestire le intense emozioni che caratterizzano le relazioni in ambito educativo.

Nel nostro proporre la mindfulness agli insegnanti abbiamo sentito con chiarezza che non potevamo offrire nulla che non praticassimo a nostra volta e abbiamo scelto di coltivare qualità come la capacità di essere presenti, la pazienza, la stabilità, l’accuratezza, la benevolenza, la comprensione e la compassione: prima di tutto verso di noi e le nostre difficoltà, e quindi nei loro confronti.

Siamo partite dal presupposto che incarnare la mindfulness nell’offrirla avrebbe permesso agli insegnanti di sintonizzarsi con queste qualità – e ai loro studenti di sintonizzarsi su di loro – modificando il clima della relazione educativa attraverso una sorta di contagio emotivo, prodotto dalla risonanza emotiva di cui ci parla Siegel ( 2011)

Una delle prime scoperte che abbiamo fatto nell’entrare in contatto – in quel contatto intimo, non giudicante e accogliente che la pratica della Mindfulness sa generare – con molti insegnanti, di diversa provenienza e di diversa esperienza, è stato toccare con mano quanto tutti (dalle maestre dell’infanzia a quelle della primaria, agli insegnanti del liceo) avessero bisogno di ricordarsi perché erano lì, di ricollegarsi alla loro motivazione originaria.

Una motivazione radicata su un’intenzione che ha a che fare con la cura dell’altro, l’empatia e la compassione: per scoprire che riportarsi a questa motivazione intima è un formidabile motore di energia e di benessere, se fatto appunto con lo sguardo aperto, accogliente e benevolo della consapevolezza.

Lo strumento che abbiamo elaborato ed affinato con l’esperienza sul campo negli ultimi anni è il Protocollo MBTS – Mindfulness Based Teachers and Students – che agli insegnanti propone un percorso graduale e sistematico di due mesi, con cadenza settimanale o quindicinale.

Così, ci sono stati insegnanti che hanno affrontato il lungo viaggio dalla Puglia o dalla Sardegna per partecipare a Roma al primo percorso MBTS nazionale riconosciuto dal MIUR nel 2016 (e che bello sentirsi dire, nella condivisione finale: “è valsa la pena di fare ogni volta tanta strada”!) e altri che hanno fatto i salti mortali per partecipare ai corsi riconosciuti dai Singoli Uffici Scolastici regionali, nonostante gli ostacoli e l’avversione dimostrati da alcuni dei loro dirigenti.

Molti insegnanti hanno formato dei gruppi di insegnanti interessati a sperimentare il percorso con gli studenti nelle loro scuole di provenienza ed hanno incluso nella loro offerta formativa il progetto “Insegnanti felici, studenti felici. Il percorso MBTS”.

Dopo un primo anno di formazione, insieme a loro abbiamo proposto nelle loro classi percorsi di Mindfulness in 16 incontri appositamente strutturati per bambini dai 3 ai 10 anni -MBTS-Kids- o per adolescenti dai 13 ai 18 anni -MBTS-Teens-, per scoprire insieme cosa vuol dire “essere presenti”.

Inoltre in un percorso dedicato ai genitori -MBTS-Parents- abbiamo pensato di sostenere gruppi di genitori ed accompagnarli a riconoscere ed apprezzare la ricchezza, la gratitudine e la gioia che la sfida dell’essere genitore consapevole comporta.

Abbiamo insieme imparato che la scuola è molto spesso il luogo dove emergono disagi e malesseri, ma può essere anche quello dove si impara a stare consapevolmente in relazione con se stessi e con gli altri e a contattare le proprie risorse di ben-essere.

E questa può essere un’abilità che ci protegge.

È possibile? La pratica della Mindfulness dice di sì.

© Paola Mamone

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