Nelle leggende la curiosità è donna. È stata la curiosità di Eva a farci uscire dal Paradiso. La curiosità di Pandora a far sì che Giove riversasse sul mondo tutti i guai che ben conosciamo, così è come se ci fosse stato detto che la curiosità è pericolosa e che porta solo guai. Tanto che nella mitologia slava Baba Yaga è una strega che ha il compito di spaventare i bambini per convincerli che non è il caso di ficcare il naso dappertutto. Perché chi è curioso è fuori dalle abitudini e fuori dalle regole più consuete. Forse è per questo che la curiosità viene attribuita più facilmente alle donne.

È stato un uomo però a liberare la cattiva fama sulla curiosità. Il filosofo inglese John Locke nel suo Saggio sull’intelletto umano nel 1690 sostenne che noi impariamo a partire dall’esperienza e che sono le sensazioni che l’esperienza ci offre che fanno da base al nostro processo d’apprendimento, risvegliandoci dalla passività. Gettò le basi per un. apprendimento basato sull’esperienza e l’inizio di una corrente di pensiero che arriva ai giorni nostri con Francisco Varela e Humberto Maturana. Sto andando lunga e arrivo al punto. Per conoscere abbiamo bisogno di guardare come osservatori esterni mettendo in dialogo la vista dall’interno (ossia la nostra risposta intima a ciò che accade) con la vista dall’esterno. Per comprenderci non basta prendere le teorie psicologiche e vedere “se ci stanno bene” ossia se offrono un significato comprensibile della nostra esperienza. Non basta perché non possiamo eliminare quanto è importante guardare da dentro, guardare che cosa succede dentro di noi mentre viviamo. Questo significa spostare l’attenzione dal “perché mi succede questo?” – che è la domanda che facciamo agli esperti – ” a “come sto mentre mi succede questo?“- che è la domanda che facciamo a noi stessi e che solo noi possiamo conoscere. Non è una differenza insignificante: è la differenza che costruisce il cambiamento: sapere come stiamo mentre accade qualcosa è la base del cambiamento (casomai puoi dimenticare tutto il resto ma questo ricordalo!:-). Non possiamo evitare di guardare dentro con curiosità, precisione e gentilezza se vogliamo cambiare qualcosa. Poi diamogli l’autorizzazione a esistere, semplicemente perchè è già presente. Allora succede il miracolo: l’intimo delle cose, come dicono i poeti, l’intimo del cambiamento.

È perché siamo poco curiosi di noi e percorriamo sempre le stesse strade che cambiamo lentamente ma dentro di noi c’è un intero mondo da scoprire. Una persona, durante la presentazione di un protocollo mindfulness mi ha chiesto, “ma non si sta meglio se non si sanno le cose?”, facendo affiorare così il vecchio pregiudizio sul fatto che la curiosità sia pericolosa. Le ho risposto così, “se avesse dei topolini in casa vorrebbe saperlo o preferirebbe evitare di saperlo perché i topi le fanno paura?”. La mia risposta è stata convincente anche se un po’ paradossale. A volte ci comportiamo proprio così: preferiamo non guardare per non sapere se abbiamo i topolini in casa.

Quello che succede in un protocollo mindfulness è che io faccio insieme a te due cose: “l’esperto” che cerca di spiegare come e cosa facciamo, e il compagno di strada che medita insieme a te e che è proprio sulla tua stessa barca. A volte mare calmo, a volte mare mosso. Mettiamo insieme la view from within, la vista dall’interno, e la vista dall’esterno. Giuro che il panorama stroboscopico è straordinario: sorprende e fa uscire dai soliti binari.

A volte è necessario decidere tra una cosa a cui si è abituati e un’altra che ci piacerebbe conoscere. Paulo Coehlo

Pratica di mindfulness: La consapevolezza del respiro

© Nicoletta Cinotti 2021. Il protocollo MBSR. Martedì prossimo inizia il Protocollo MBSR e c’è ancora qualche posto. Pochi pochi però. L’MBCT inizia stasera e siamo una bellissima compagnia di curiosi impenitenti! (Nessun posto per il protocollo MBCT)

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