Sabato e domenica avevo due giornate intensive: a Chiavari e a Genova. Le aspettavo con desiderio perché sono il mio riposo preferito. Dalle 10 alle 17 c’è solo la pratica: spengo il cellulare e insieme a persone che conosco da sei settimane passiamo le ore praticando. Nel mio studio, che è molto simile ad una casa. C’è sempre qualcosa un po’ sbilenco come in una casa molto vissuta.

In quel silenzio, ogni volta, mi ritrovo. Non importa se io parlo per condurre le pratiche: sono in silenzio anch’io e, per un tempo più disteso, percorro questo territorio.

Non facciamo molto in queste giornate se non diventare più umani. Ci togliamo le maschere piano piano, sotto l’impatto gentile del respiro. Qualche volta arriviamo a toccare il cuore, qualche volta brilliamo della nostra bontà originaria. A me quello che interessa di più è che coltivo il mio tornare ad essere umana. Dico tornare perché, secondo me, senza accorgercene, le nostre difese ci rendono un po’ più insensibili e sordi ogni giorno. Più efficienti e meno capaci di stare in dialogo ogni giorno. Non è l’inconsapevolezza che mi preoccupa: prima o poi qualcosa ci sveglia e ci fa tornare presenti. È la perdita di umanità quella che mi addolora, quell’umanità che perdiamo quando siamo efficienti, efficaci e assenti alla vita. Macchine pensanti ma non esseri senzienti.

L’altro giorno un sacerdote mi raccontava che Gesù viene seguito più degli Scribi – i dottori della legge – perché le sue parole sono autorevoli. Io direi che veniva seguito perché le sue parole – al di là di qualsiasi riferimento religioso, avevano ispirazione. E quando siamo umani abbiamo ispirazione. Non corriamo verso il futuro perché le nostre parole lo lasciano immaginare, ognuno a modo suo.

Così mi sono attardata. Avevo voglia di stare in quel silenzio. Di gustarmi questa disciplina di ordine sconosciuto, la disciplina del respiro, che, giorno dopo giorno, mi fa abbassare sempre di più. Non mi rende più eterea ma più terrena, più visionaria e più reale. Mi fa scendere dalla montagna dell’orgoglio e diventare una collina transitabile. In questo abbassarmi prima o poi arriverò al mare.

Dove metti le mie imprecisate domande?
In forno o sotto il guanciale?
Dove lievitano o dove appassiscono?
Dove tintinnano, dove trafiggono?
Dove m i metti nella tua disciplina di ordine sconosciuto,
dove brucio? Chandra Livia Candiani

Pratica di mindfulness: Self compassion breathing

© Nicoletta Cinotti 2019 Il protocollo MBSR winter edition

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