Due sere fa ho visto un vecchio film di  Zhāng Yìmóu, “Lettera da uno sconosciuto“. Un film poetico, struggente e tenace. La storia di una donna che aspetta, con amore, il ritorno a casa di suo marito e non si accorge che suo marito è già tornato. Il trauma della sua perdita ha prodotto una agnosia, una mancanza di memoria visiva. Ricorda tutto di lui ma non riconosce il suo viso.

Piano piano questo gentile vicino che è suo marito riesce a rompere la sua ostilità verso gli estranei e diventano buoni amici. Tanto buoni amici che lui l’accompagna, il 5 di ogni mese, alla stazione perché è il giorno in cui lui dovrebbe tornare. Il film si chiude sull’ultima volta in cui entrambi vanno alla stazione per aspettare il suo ritorno. E lì finalmente capisci che anche lui aspetta un ritorno. Anche lui aspetta che torni quell’uomo che lei non riconosce. Forse anche lui non si riconosce più.

Non so se anche a voi è capitato qualche volta di avere la sensazione di aver perso qualcosa. Non è chiaro cosa, non è chiaro nemmeno quando. Rimane solo la sensazione struggente di aver perso una parte di te. A volte questa sensazione è stata molto forte nella mia vita. Una specie di campanello di allarme che mi ha costretto a fermarmi e a cercare di ritrovarmi. È stato provvidenziale. A volte ci allontaniamo da noi stessi così tanto che abbiamo proprio la sensazione di esserci persi, di aver perso una parte di noi, giovane, fresca, piena di entusiasmo. Oppure che l’impegno del quotidiano sia troppo pressante perché ci sia spazio per le tante sfaccettature della nostra personalità. Come se fossimo costretti a scegliere una parte di noi, anziché l’insieme.

È importante scegliere l’insieme. So che non sempre è possibile avere spazio mentale ma so che, ogni volta che chiudo gli occhi e porto l’attenzione al respiro, scelgo di mettere insieme tutte le parti di me. Non sono più solo uno dei tanti personaggi della vita. Sono colei che raccoglie tutte le sfaccettature dei tanti personaggi che interpreto e che sono nella mia vita. Seduta ad occhi chiusi, immobile, oppure ad occhi aperti sdraiata per terra a guardare il cielo – mai panorama mi appare così vasto come il cielo – ritrovo un senso di unità in me. Non aspetto più qualcosa che deve avvenire. Sono in divenire. Piccoli frammenti di esistenza il cui significato si spande in tutta la giornata. Senza quei momenti anch’io sarei come la moglie che aspetta il ritorno del marito che è stato imprigionato perché disubbidiente al regime: aspetterei qualcosa, qualcuno, senza accorgermi che è già accanto a me. Tante volte aspettiamo qualcosa guardando avanti e non ci accorgiamo che, invece, è al nostro fianco. La vita non è una linea retta verso il futuro. È una linea orizzontale verso il presente. Una linea che include

Ci sono spiriti che vanno verso l’errore attraverso tutte le verità; ce n’è di più fortunati che vanno verso le grandi verità attraverso tutti gli errori. Joseph Joubert 

Pratica del giorno: La meditazione della montagna

© Nicoletta Cinotti 2020 Reparenting ourselves

 

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