Fino a qualche anno fa questo era il periodo in cui andavo a comprare i biglietti d’auguri. Cercavo di scegliere il biglietto giusto per ogni persona e mi muovevo per tempo perché arrivassero tutti prima di Natale. Le poste – mi dicevo – in questo periodo hanno un sacco di traffico. Ed era vero perché la mia era una abitudine condivisa.

Poi ho smesso. L’ho sostituiti con il telefono, i biglietti sui pacchetti regalo, le mail.

Niente però è come ricevere un biglietto d’auguri per posta: la sorpresa, la carta, la scrittura. Mi piaceva tutto: farli e riceverli. Niente è come fermare sulla carta le intenzioni di questo momento di transizione. Questo periodo per me non è la fine dell’anno. Per me l’anno inizia a settembre e non a Gennaio. A settembre, dopo le vacanze, inizio l’anno lavorativo. Il mio capodanno è il primo settembre. Non faccio bilanci in quel momento perché la testa e il cuore sono pieni di progetti. Quindi inizio settembre con una valigia di idee, magari maturate e coltivate durante l’estate.

Ma questo periodo di transizione è qualcosa di più. È un periodo di bilancio: bilancio soprattutto emotivo. Guardo com’è stato l’anno che mi sono lasciata alle spalle. Guardo cosa mi aspetto dal Natale e non sono più regali concreti ma regali all’anima. Guardo con gratitudine a ciò che ho ricevuto e cerco di fermarmi su questo fugace sentimento: quello che vogliamo risvegliare attraverso i regali sotto l’albero. E poi, da un po’ di anni, mi scrivo un biglietto d’auguri. Sono auguri nel vero senso della parola: non qualcosa che ho già e che posso comprare ma qualcosa che desidero e che sono disponibile a coltivare nell’anno che verrà. Mi auguro quello che mi fa crescere e per ogni augurio ringrazio per qualcosa che mi ha già fatto crescere. Metto insieme così gratitudine e intenzione. L’intenzione è una attitudine mentale fatta di fiducia, di apertura, forse anche di speranza ma – a differenza della speranza – è più disponibile all’incertezza. È meno convinta della possibilità del miracolo improvviso, più consapevole della necessità di coinvolgimento e impegno.

E quest’anno mi auguro di essere coinvolta e impreparata nelle cose che faccio. Sì, impreparata, io che mi preparo sempre bene. Impreparata perché tutta la mia preparazione rischia di non farmi vedere le sorprese. Mi auguro di avere tutte e due i piedi dentro le situazioni, gli incontri, i progetti. Dentro la cura. Mi auguro di non stare nelle cose a metà: una parte nel presente e l’altra già a rincorrere il futuro. Mi auguro di ricordarmelo ogni giorno perché l’abitudine ad avere una vita divisa a metà tra presente e futuro per me è forte. Fortissima. Proprio perché vorrei sempre essere preparata.

E le cose più importanti – invece – sono sempre sorprese. Mi auguro di imparare a non essere preparata, di tollerare la sorpresa e di lasciare nella vita abbastanza spazio vuoto perché le sorprese possano abitarla. Perché le agende sono nemiche della sorpresa. Sì, in fondo mi auguro di saper stare nelle sorprese. Belle o brutte che siano. Mi auguro di saperle riconoscere e di non vedere solo quelle che ti buttano giù dalla sedia, quelle che ti fanno tremare le gambe e il cuore. Mi auguro di riconoscere quelle piccole e quotidiane che stanno dentro al caffè della mattina, quelle che nascono nello spazio bianco, quelle che nascono tra le righe delle nostre storie

E auguro a te di stare nella tua vita con l’anima intera, non smangiucchiata dalla fretta. Con l’anima intera perché hai riportato a casa anche quelle parti che avevi dimenticato e che ti appartengono di diritto: quelle che ridono delle cose semplici, e amano giocare. Quelle che coltivano la felicità. Quelle che sono preparate e quelle che sono impreparate. Sospetto che quelle impreparate siano quelle più vive!

Il più grande ostacolo alla scoperta non è l’ignoranza ma l’illusione della conoscenza. Daniel Boorstin

Pratica di mindfulness: Lasciar andare

© Nicoletta Cinotti 2018 Il protocollo MBSR

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