Mi sono sempre domandata come mai le persone perdono più frequentemente la memoria a breve termine che quella del passato. In fondo la memoria a breve – dove ho messo gli occhiali, le chiavi e così via – è più semplice. Non dobbiamo ricordare anni della nostra vita ma solo frazioni. Eppure invecchiando (e a volte anche da giovani) sono le cose minute che dimentichiamo.

In queste vacanze ho passato qualche giorno con mia madre. Ricorda benissimo cose passate che ha fatto anche per poco tempo – dove dormiva a casa mia quando veniva con papà, dove tengo il ferro da stiro – cose che sono state episodiche e labili nella sua vita e che ripete senza imparare dove dorme adesso quando viene da sola.

Alla fine ho capito. La memoria serve per programmare il futuro, per pianificare, progettare. immaginare. Ricordare il passato ha valore per permetterci di immaginare cosa faremo. E questo a volte è un guaio perché se rimaniamo troppo attaccati al passato non riusciamo a stare nel presente e tanto meno nel futuro. Così, se non vogliamo vedere quello che ci aspetta, per ansia, paura o perché non desideriamo quello che abbiamo di fronte, dimentichiamo. A volte dimentichiamo proprio perché tutta la nostra memoria è impegnata a tenere il passato lontano. A volte dimentichiamo perché non ci piace quello che intravediamo alla fine della strada, proprio dietro la curva. Chi soffre di depressione lo sa bene: non sa immaginare il futuro. Nelle giornate buone sa programmare la lista della spesa e quello che deve fare in quel giorno ma non si allunga oltre.

Adesso facciamo tutti più fatica a ricordare. Non è perché passiamo più tempo al computer. Forse, ma non solo per questo. È perché quello che sta succedendo non ha storia. È una storia che stiamo scrivendo noi e non avendo storia non sappiamo immaginare come muoverci. Non avere storia è iniziare. È non avere certezze e verità dietro le quali nascondersi. Possiamo partire da qui e questo può essere un incipit. Forse l’unica strada è guardare fuori dai limiti consueti e dirsi che, non sapere, a volte è la più grande intimità che abbiamo con la realtà.

Voglio che mi sia spiegato tutto o nulla. E la ragione è impotente di fronte a questo grido del cuore. Lo spirito, risvegliato da questa esigenza, cerca e non trova che contraddizioni e s-ragionamenti. Ciò che io non comprendo è senza ragione. Albert Camus, Il mito di Sisifo

Pratica di mindfulness: Il panorama della mente

© Nicoletta Cinotti 2022 Serata di presentazione protocolli mindfulness 13 Gennaio

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