Una delle ragioni per cui a volte incominciamo a provare ostilità nei confronti di noi stessi è legata al fatto che non riusciamo – non possiamo – controllare le nostre emozioni. Ci sentiamo imbarazzati, spaventati, timidi nei momenti sbagliati e nessun discorso interiore riesce a mutare la situazione. Così, giorno dopo giorno, iniziamo a costruire una idea negativa su di noi, sulla nostra capacità di gestire quello che proviamo, perché siamo consapevoli che quelle emozioni così scomode – o che, addirittura ci fanno male – sono prodotte da noi ma non riusciamo a liberarcene nemmeno dopo ripetuti tentativi. La ragione per cui non ci riusciamo è evolutiva. Possiamo pensare che ci siano emozioni buone ed emozioni cattive. Oppure possiamo pensare che tutte le emozioni – comode, scomode, neutre – compaiono con uno scopo. Hanno una ragione d’essere. Hanno, dentro di sé una motivazione. Se non individuiamo questa motivazione loro tornano, come maggiordomi fedeli ci avvisano che qualcosa sta bussando alla nostra porta.

Noi possiamo fare i principi sdegnosi e dire che non siamo disponibili a vedere quello che bussa alla nostra porta. Di una cosa però possiamo stare certi: tornerà. Tornerà per assolvere alla sua funzione. Allora, con ogni emozioni la vera domanda che dovremmo porci è a cosa ci serve, qual è la buona ragione per cui proviamo imbarazzo proprio mentre stiamo per fare un discorso pubblico, vergogna proprio mentre dovremmo essere soddisfatti dell’attenzione ricevuta. Paura proprio adesso che siamo relativamente al sicuro.

Io mi trovo, a volte di malavoglia, a ringraziare la mia vergogna. Sentimento scomodo e fecondo che mi aiuta sempre a fermarmi per ritrovare i miei limiti. Se non provassi questa scomoda emozione, così bruciante da sembrare una scottatura, non attiverei quel salvifico processo di misura che mi porta a calibrare l’esposizione e il ritiro. Scomodo farlo attraverso la vergogna? Sì, scomodissimo ma utile. perché le nostre emozioni, alla fine, hanno un solo scopo: quello evolutivo. Il problema è quando diventano uno stato mentale. ma questo te lo racconterò domani.

La cosa centrale, con le emozioni, non è cancellarle o purificarle, ma comprenderle e trasformarle. Sono radicate nella nostra stessa struttura cerebrale e non possiamo sbarazzarcene. Paul Gilbert

Pratica di mindfulness. Self compassion breathing oppure la pratica registrata stamattina  – 25 gennaio 2021 – sulla mia pagina FB alle 8

© Nicoletta Cinotti 2021 Il protocollo MBCT

 

 

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