Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine. Marta Medeiros

Osservo spesso i gabbiani: fanno di tutto per attirare l’attenzione; gridano, giocano, atterrano sul mio tetto veloci come missili. E poi fanno una cosa che piacerebbe tanto imparare a fare anche a me: si mettono sul bordo, guardano il vuoto – a volte per lungo tempo – e poi si buttano. Volano oppure si buttano nell’aria e rimangono sospesi, facendosi portare dalla corrente. Mi sembra che aspettino proprio che arrivi la corrente giusta per farsi sostenere. Qualche colpo d’ala ogni tanto e la corrente che li trasporta. Mi ricordano che c’è sempre la possibilità di ricevere sostegno, anche da cose intangibili, e che c’è sempre la possibilità di volare da soli.

Sappiamo tutti quanto è importante poter contare sul sostegno degli altri: il sostegno delle persone che amiamo e il sostegno di chi ci circonda. Contare su un aiuto nel momento del bisogno è una delle sorprese più piacevoli della nostra vita quotidiana. Questa piacevolezza e il senso di sollievo che l’accompagna rende però poco attenti a distinguere tra il bisogno di sostegno e il bisogno di conferme. A volte chiediamo di essere supportati ma il supporto che davvero ci aspettiamo è la confermi della bontà della nostra posizione. Non vogliamo fare scelte che possono incontrare la disapprovazione. Quindi assimiliamo la ricerca di sostegno alla ricerca di approvazione e confondiamo quella sensazione di ingrandimento che proviamo quando ci sentiamo approvati con un appoggio che permetta la nostra crescita.

Purtroppo non è così: aver bisogno dell’approvazione non ci rende più liberi e nemmeno più autonomi. Ci rende dipendenti dal parere altrui a cui condizioniamo scelte importanti e fondamentali per la nostra vita. E diventa un’abitudine che fa appassire.

La differenza tra la ricerca di sostegno e la ricerca di approvazione è semplice: la prima ha come finalità l’autonomia, la seconda ha come finalità il non sentirsi soli nelle scelte che facciamo. Crescere dà ansia: è inevitabile e non sempre l’ansia è un’emozione da cancellare. A volte ci segnala semplicemente che stiamo entrando in un territorio inesplorato. Ma se ogni passo che facciamo aspettiamo di essere rassicurati dal fatto che tutti sono d’accordo non cresceremo più e soprattutto avremo un’ansia sempre più forte verso tutto quello che ci rende autonomi.

Crescere è necessario, tanto quanto respirare. Perdere inevitabile tanto quanto espirare: mettiamoci tranquilli; non potremo evitare di essere disapprovati, non potremo evitare di essere felici perchè, con il sostegno e l’approvazione – solo di qualcuno e a volte di nessuno – diventiamo grandi.

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca,
chi non rischia di vestire un colore nuovo, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero al bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.Marta Medeiros

Pratica del giorno: La pratica informale

© Nicoletta Cinotti Pratiche informali di ordinaria felicità

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