Per molto tempo l’idea di rivolgermi attenzione è stata associata a qualche tipo di problema: mi sembrava che la normalità non richiedesse attenzione, tanto meno affettuosa. Quando le cose vanno bene lasciale andare bene, mi ripetevo. Non c’è bisogno di darci attenzione.

Solo con la pratica di mindfulness mi sono accorta quanto questo fosse associato a una incomprensione del significato dell’attenzione. Attenzione non è solo allarme: attenzione è presenza, cura. Attenzione affettuosa è gentilezza nella presenza. Rivolgere a noi stessi cura in tempo ordinario, non nei momenti difficili, è testimoniare il proprio valore, la propria qualità umana di partecipazione all’esperienza. Affettuosa perché non siamo disponibili a giudicare quello che troveremo, ma siamo aperti ad accogliere l’esperienza così com’è, con lo stesso affetto, indipendente dal risultato. È la componente affettuosa che toglie il segnale di allarme dall’attenzione.

L’essere disattenti, il lasciarci trasportare dai pensieri, significa rinunciare a dare una direzione alla propria energia. Come se fossimo una barca lasciata alla deriva. L’attenzione è una qualità innata ma come tutte le qualità innate beneficia di una gentile educazione. Quella che nasce dalla nostra intenzione di essere presenti.

L’associazione tra attenzione e allarme dichiara quanto siamo abituati a funzionare con il pilota automatico e quanto ci organizziamo con ausili che ci permettano di non pensare. Eppure da quando abbiamo i promemoria sonori sul telefono, le agende con le attività ricorrenti sul tablet, i telecomandi con la programmazione non è che la nostra mente è diventata più sgombra e accogliente. È solo diventata più ricca di pensieri inutili.

Così l’attenzione a noi non può essere solo una parola. È necessario che si accompagni ad un sentimento congruente con la cura. Proprio come la parola amore, non può essere dissociata dal sentimento che esprime.

Quando le persone parlano dell’amore senza nessuna sensazione corporea di tale emozione, parlano di immagini, non di sentimenti. Alexander Lowen

Pratica di mindfulness: Addolcire, confortarsi, aprire

un'attenzione affettuosa

© Nicoletta Cinotti 2015

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