Non siamo così diversi dagli animali che, in inverno, conservano le proprie energie perchè c’è meno cibo a disposizione. Alcuni migrano per questa ragione, altri si alimentano con le provviste raccolte nelle stagioni precedenti.

È vero, noi lavoriamo tutto l’anno, salvo brevi vacanze qua e là, ma questo ritmo di ritiro riparativo e di azione ci appartiene: è scritto nella biologia del quotidiano e nelle sue manifestazioni.

Solo che noi, a differenza degli animali, abbiamo un ostacolo da superare per uscire dal letargo, un ostacolo non di poco conto: la nostra mente. Che trasforma la paura in buone ragioni, l’inevitabile incertezza della vita, in dubbio. Il letargo in pigrizia.

Dietro c’è un’unica grande ragione: l’ansia dell’inizio, l’ansia della nascita. La paura della novità, tanto forte da essere riconoscibile nelle modalità di risposta dei neonati come tendenza alla timidezza. Abbiamo paura della novità perché sappiamo che è nel momento della crescita che siamo più vulnerabili. Nel momento dell’apertura che siamo più soggetti all’intimità con il dolore.

Non ci rendiamo conto però che questo trattenersi dall’iniziare comporta una doppia fatica. La fatica che dobbiamo fare per fermare la nostra naturale spinta a crescere, il nostro naturale desiderio di uscire dal letargo, di coltivare il cambiamento. Così, alla fine, siamo stremati perchè facciamo la fatica del far sorgere e del trattenere quel che corge. Un doppio lavoro per rimanere fermi. La pigrizia costa un’enormità di energia. Energia che potremmo spendere per qualcosa di costruttivo anziché di stagnante.

Poiché tutto ciò che sta nel corpo si riflette anche nella mente, la pigrizia nella mente diventa lo stato del dubbio. Sembriamo impegnati in una incessante attività di pensiero e invece siamo avvolti nella spirale dei Se, Ma, Forse e tutto rimane esattamente com’è con la mente resa improduttiva dal dubbio.

Peccato. Peccato perché la vita non ci aspetta. Continua a scorrere, come un fiume, a volte tumultuoso, a volte lento, mai pigro. Il suo scorrere è incessante. E quando arriva al mare, non chiede permessi per quel dolce naufragare.

Per noi spunta solo quel giorno al cui sorgere siamo svegli. Henry Thoreau

Pratica di mindfulness: Grounding

© Nicoletta Cinotti 2017 Ritiro di primavera: Risolversi a cominciare  Foto di Rospex

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