I tibetani descrivono la nostra natura essenziale come un cielo, vasto, luminoso e chiaro. Quello che facciamo, attraverso la pratica, è reclamare questa nostra natura originaria, spesso offuscata dalla vita quotidiana.

Non ci viene chiesto di astrarci dalla vita reale. Ci viene chiesto di vedere il blu, ossia quelle tracce della mente originaria che possono acquistare sempre più spazio ed entrare in una relazione più paritaria con il mondo in cui viviamo.

Quando siamo compulsivamente catturati dai nostri pensieri, dalle nostre giornate, possiamo invitarci a vedere il colore blu che è presente in molte cose. Non solo il cielo e il mare. La copertina di molti libri, tanti oggetti, tante sfumature di colore riportano echi del blu nelle sue tante tonalità. Possiamo riconoscere come il blu fa parte di tanti colori e ne costituisce la tessitura.

Proprio come il cielo è sempre sopra di noi, la nostra mente originaria è sempre presente, anche quando siamo offuscati da emozioni e pensieri. Il nostro blu risplende, intatto, dentro di noi.

Pratica informale. Questa settimana, ogni giorno, cerca le tracce del colore blu nell’ambiente in cui vivi. E lascia che ogni traccia ti parli della tua mente originaria, il cielo ampio e spazioso a cui appartieni.

Possiamo uscire dalla prigione di una mente assorbita in se stessa e trovare libertà nella spaziosità luminosa del cielo della mente. Jan Chozen Bays

© Nicoletta Cinotti 2016 Le radici della felicità

Foto di ©marcomozzo

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